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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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APPENDICE I - IL PROBLEMA PESTICIDI 
in Agricoltura
a cura Istituto Biologico Italiano
Acquisto Solidale
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Falsita' della Medicina Ufficiale  +  Autosufficienza in Agricoltura Biologica
 Indice Agricoltura  +  DUE ETTARI + MEZZO ETTARO  +  Guida all'Agricoltura
SEMI ANTICHI per il FUTURO dell'AGRICOLTURA 
+  NO all'aratura dei terreni
 
Allevamento Polli Biologico-Biodinamico  +  Lombrichi
Gli OGM ammalano ed uccidono: http://it.youtube.com/watch?v=dlYLsJdZJJU
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Pericolosità dei Pesticidi 
Nel mondo sono più di tre milioni all’anno (dati dell’Organizzazione mondiale della sanità) le persone che sono intossicate da pesticidi, delle quali più di 700.000 riportano patologie croniche. Circa 37.000 sono i casi di tumori associati ad alti livelli di esposizione ai pesticidi o ad una lunga convivenza con gli stessi 1
Fra i pesticidi, i più tossici sono gli insetticidi, del tipo clorurato e del tipo organofosforico. Quelli clorurati sono meno tossici, ma non sono biodegradabili, col risultato che si accumulano nell’ambiente. Invece gli insetticidi organofosforici sono più tossici ma si degradano rapidamente in natura. L’inquinamento ambientale e alimentare è quindi principalmente dovuto agli insetticidi clorurati. In Italia il consumo di fitofarmaci è cresciuto dal 1971 al 1987 fino a triplicarsi (ed è soprattutto concentrato in Lombardia, Piemonte, Veneto,  Emilia Romagna). Nel 1996 si distribuivano in media 2 kg di diserbanti per ettaro all’anno. 
Ma la media è fallace, perché in Lombardia sono 5 kg per ettaro, in Piemonte 4,5, in Veneto 3,5. in Emilia 3, in Friuli 3 ed in Trentino-Alto Adige 1,5. In Europa si consumano un milione di tonnellate all’anno di pesticidi.
Nonostante siano passati ormai più di trent’anni dall’inizio dell’espansione dei consumi di pesticidi nell’agricoltura italiana, la ricerca stenta a darsi degli strumenti validi d’indagine. Per esempio uno studio del Ministero della sanità2  ha valutato l’esposizione degli italiani ai 148 fitofarmaci più usati e presenti come residui negli alimenti. Confrontando le dosi giornaliere ammesse e quelle contenute negli alimenti, lo studio ha trovato che per nessuno dei 148 pesticidi presi in esame si è verificato un livello medio di esposizione superiore ai livelli di pericolo. Ciò è indubbiamente confortante, peccato che nell’indagine non siano stati presi in considerazione gli effetti della somma di più pesticidi nello stesso prodotto !
In un’altra ricerca3  sono stati analizzati più di ottomila campioni di ortofrutta. Si è trovato che 200 avevano residui superiori a quelli massimi stabiliti per legge e ben il 41% dei campioni conteneva residui di pesticidi, specialmente agrumi, fragole ed uva. Da notare infine che, fra i campioni regolari, il 20% conteneva più di un pesticida (specialmente mele e pere).
La Iarc (International agency for research on cancer) di Lione dopo uno studio sui pesticidi ha concluso che diversi pesticidi sono cancerogeni. Per esempio l’atrazina (diserbante usato nella coltivazione del mais) è una possibile causa di tumore.
Un altro studio di Forestiere (dell’osservatorio epidemiologico della Regione Lazio), ha trovato negli agricoltori tassi elevati di tumori allo stomaco e al pancreas, fra i coltivatori di patate e di ulivi neoplasie al rene. Invece fra i frutticoltori vi è una correlazione significativa col Cancro al colon e alla vescica.
Altre indagini hanno trovato che i composti triazinici (diserbanti) possono avere un ruolo nel tumore ovarico e che pesticidi all’arsenico sembrano associati al cancro al polmone.

Infine malattie allergiche (rinite, dermatite, asma e con­giuntivite) sono prodotte da formaldeide, DDT, piretro, sol­fato di rame, fosfato di nichel e composti organofosforici. Si consideri che il ritiro dal mercato di prodotti ricono­sciuti tossici non garantisce l’eliminazione dei rischi. Infatti alcuni prodotti sono indistruttibili e perciò una volta entra­ti nell’ambiente entrano nella catena alimentare e continuano ad arrivare all’uomo attraverso il cibo, anche dopo la cessazione dei loro impiego in agricoltura.

Pesticidi e bambini
L’Ewg (Environmental working group) di Washington ha calcolato che ogni giorno, in Usa, un milione di bambini ai di sotto dei cinque anni ingerisce una dose eccessiva di pesticidi organofosforici e ben centomila sono i bambini che ne assumono dieci volte il limite consentito.
Si noti che i bambini sono più a rischio perché la quantità di aria, acqua, cibo inquinati che assumono, in relazione al loro peso, è maggiore che per gli adulti. Inoltre la proliferazione cellulare è maggiore (in quanto organismi in crescita), il sistema immunitario è immaturo e la capacità di reagire agli inquinanti è ridotta.
Nei bambini i tumori dipendono dall’inquinamento ambientale per contatto diretto, ma anche per esposizione della madre in gravidanza. Questo dato è stato trovato dallo studio Setil (Studio epidemiologico sui tumori infantili, Italia).
L’attuale legislazione italiana sui pesticidi ha fissato dei limiti senza tenere in alcun conto la variabile dell’età.Vale a dire che i limiti fissati per legge tutelano solo gli adulti, non certo i bambini o i neonati.
Se poi si aggiunge che i limiti prestabiliti non tengono conto della somma dei diversi pesticidi (in alcune mele se ne sono trovati ben Il diversi), il quadro per i bambini diventa drammatico.
Per questo motivo, forse, le ditte produttrici di alimenti per l’infanzia, in Germania, sempre più optano per alimenti biologici certificati, al punto che entro breve tempo si dovrebbe assistere al capovolgimento della situazione: saranno di più i prodotti biologici per l’infanzia di quelli dell’agricoltura chimicamente trattata.
È urgente intervenire a livello legislativo comunitario, introducendo norme per i prodotti destinati all’infanzia e isti
tuendo un’agenzia che faccia una revisione degli oltre 8000 fitofarmaci permessi in Europa. Questo è il senso di una proposta di legge presentata da Legambiente.

Pesticidi e sterilità 
Il fatto che i pesticidi siano responsabili della sterilità umana, specie quella maschile,è ormai denunciato da molti. Solo alcuni esempi. 
Il DBCP, insetticida usato negli anni ottanta in California, ha reso sterili le maestranze che lavoravano nei frutteti di quella regione; 
il DDT interferisce con gli ormoni sessuali umani, mentre l’agente Orange, un defogliante usato anche in Vietnam, interferisce col sistema endocrino.
Per finire un accenno ad un fenomeno inquietante. Non basta mettere al bando un dato pesticida, occorre anche vigilare perché esiste un mercato clandestino dei pesticidi proibiti in Italia, ma permessi in altri Paesi e gli agricoltori a volte non sanno neppure di che cosa si tratta perché le etichette non sono scritte in italiano.

l problema delle piccole quantità
Quando si fissa per legge la quantità massima di un veleno in un alimento per poterlo consumare senza pericolo, si trascura un principio scientifico importante: quello che riguarda la definizione della soglia di tossicità.
Ricerche fatte da Druckey e Schmahl, citate da Claude Aubert in Agriculture biologique, Parigi, 1977, ha portato alla seguente conclusione, che cozza contro l’opinione comune degli scienziati:
se con una certa quantità giornaliera di sostanza tossica si induce il cancro in una cavia nel giro di 250 giorni, quando si riduce di 30 volte la quantità giornaliera, il cancro appare dopo un periodo più lungo (900 giorni).  
Il dato stupefacente è che la quantità totale di prodotto tossico somministrato nel primo caso è di 850 mg, mentre nel secondo caso è di 90 mg. Quasi un decimo! Questo significa che se si diminuisce la quantità di veleno giornaliero, ci si ammala più tardi, ma con una quantità complessiva molto inferiore. Allora che significato può avere stabilire un particolare valore minimo di veleno, cioè una soglia di tossicità ? Può non aver alcun senso, perché ad una dose giornaliera più bassa corrisponde una dose complessiva letale più bassa.
Per essere più chiari facciamo un esempio semplificato. Se per morire occorre un bicchiere di un dato veleno preso in una volta sola, qualora se ne beva un solo cucchiaino al giorno, non si morirà dopo aver assunto l’equivalente di un bicchiere, bensì dopo aver assunto un quarto di bicchiere. Applicando questo principio ai residui di pesticidi che restano negli alimenti sorge il dubbio che anche le piccole dosi ammesse come innocue dalla legge hanno un effetto dannoso, in tempi lunghi, ma con quantità molto piccole. 
Ecco perché non basta avere pochi pesticidi negli alimenti, non bisogna averli affatto.

1  Questi dati sono emersi al convegno tenutosi a Roma nei novembre 1997, dal titolo Esposizione ai pesticidi con particolare riguardo all’infanzia, organizzato dall’istituto italiano di medicina sociale. Ministero del lavoro.
2
  Ambiente e salute in Italia, ed. Il pensiero scientifico, 1997. 
3
 
Legambiente, 1996.

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