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Medicina Alternativa"  
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Alternative Medicine"
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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI - Manual of ALTERNATIVE MEDICINES
(il fai da Te della Salute Fisico-Spirituale, con le MEDICINE NATURALI)

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In IRAK i contadini DEVONO acquistare i semi SOLO dalle Multinazionali USA
(leggasi Monsanto)
20 cose da sapere su Multinazionale  
Zootecnia  +  Flora Terreno
Le Piante parlano e comunicano fra di loro
SEMI ANTICHI per il FUTURO dell'AGRICOLTURA
Gli OGM ammalano ed uccidono: http://it.youtube.com/watch?v=dlYLsJdZJJU
Allevamento Polli Biologico-Biodinamico  +  NO all'aratura dei terreni
Gli OGM ammalano ed uccidono: http://it.youtube.com/watch?v=dlYLsJdZJJU
Compostaggio  +  Concime naturale  +  Lombrichi

Bari (Italy) - Luigi Monti è stato rinviato a giudizio per avere arrecato un danno enorme al patrimonio dell'umanità e dello Stato italiano, danneggiando i semi conservati dal Dott. Perrino nelle celle refrigerate dell'Istituto di Germoplasma a Bari dal 1969. Culla della biodiversità mondiale, il tesoro è stato distrutto da questo individuo (il 40% degli 80000 semi morto, il restante moribondo). Dovrà rispondere solo di "abuso di ufficio".
 

IRAQ: I CONTADINI OBBLIGATI A COMPRARE SEMENTI MONSANTO

 

La ricostruzione dell’Iraq procede a gonfie vele. Il Paese viene arricchito ogni giorno, a cura degli occupanti americani, delle migliori leggi già praticate dalla civiltà occidentale.
Una di tali leggi, dettata dall’ «autorità provvisoria» (occupante) e dal suo zar oggi dimessosi, Paul Bremer,
è quella sulla proprietà intellettuale: certamente la più urgente, dati gli attuali bisogni del popolo iracheno.
Questo decreto mira ad adeguare il Paese «agli standard internazionali riconosciuti nella protezione» della proprietà intellettuale. Era ora mettere questi incivili al passo della civiltà.
Ma non dovete immaginare che gli iracheni, operosi e tranquilli sotto il tallone dei Marines e dei mercenari, stiano febbrilmente producendo magliette Benetton contraffate, false borsette Prada e finti completi Armani, come fanno i cinesi. Nulla di tutto questo.

Gli USA hanno deciso che gli iracheni devono imparare, con la massima urgenza, a rispettare i semi geneticamente modificati e debitamente brevettati (1).
Infatti, in base al decreto (in vigore dal 2004), d’ora in poi ai contadini dell’Iraq sarà vietato mettere da parte una quota del raccolto da usare come semente per l’anno successivo.
Questa pratica, usata dall’uomo per millenni e ancora adottata dal 97% dei coltivatori iracheni, viene dichiarata illegale.
Invece, i contadini dell’Iraq dovranno munirsi di licenza annuale per usare semi OGM made in USA, ovviamente dietro pagamento.
 
Così si legge nell’intricata lingua di legno del decreto –
Ordine 81, paragrafo 66 bis emanato da Paul Bremer: «agli agricoltori è vietato riutilizzare i semi di varietà protette od ogni varietà citata al punto 1 e 2 del paragrafo C dell’articolo 14».
In chiaro, si intima ai contadini di distruggere tutte le sementi ogni anno, e di ricomprarle da «fornitori autorizzati».
Come per caso, il primo e principale fornitore autorizzato è la Monsanto,
società multinazionale capeggiata da una famiglia Shapiro.
Gli americani in Iraq non sapranno controllare il territorio, ma sanno controllare benissimo gli affari delle loro multinazionali, specie se appartengono alla razza eletta.
E’ per loro... che muoiono i soldati USA.

By Maurizio Blondet  - 15 settembre 2005
Note
1) Iman Khaduri, «The ultimate war crime: breaking the agricultural cycle”, Globalresearch, 25 gennaio 2005.

Tratto da: http://www.effedieffe.com

.....ed intanto:
SYNGENTA, UTILE 2004 A +124% - Il colosso dell'agro business vede in positivo anche il 2005
(ANSA) - LONDRA, 10 FEB - Syngenta, tra i principali produttori di composti chimici per l'agricoltura, ha chiuso il 2004 con un utile netto cresciuto del 124%. Il bilancio mostra una crescita dell'utile da 340 milioni di dollari del 2003 a 762 milioni del 2004.
In forte crescita anche le vendite salite dell'11% (da 6,5 miliardi di dollari del 2003 a 7,3 miliardi del 2004).
L'ebitda e' cresciuto del 18%. In forza dei risultati, i vertici di Syngenta si dicono ottimisti, almeno per il 2005 e per il 2006
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Rockefeller si fa l'Arca di Noè...... Cosa ci nasconde ?
Maurizio Blondet - 06/12/2007

Nella gelida isola di Spitsbergen, desolato arcipelago delle Svalbard (mare  di Barents, un migliaio di chilometri dal Polo) è in via di febbrile  completamento la superbanca delle sementi, destinata a contenere i semi di  tre milioni di varietà di piante di tutto il mondo.
Una «banca» scavata nel granito, chiusa da due portelloni a prova di bomba  con sensori rivelatori di movimento, speciali bocche di aereazione, muraglie  di cemento armato spesse un metro.
La fortificazione sorge presso il minuscolo agglomerato di Longyearbyen,  dove ogni estraneo che arrivi è subito notato; del resto, l'isola è quasi  deserta.
Essa servirà, fa sapere il governo norvegese titolare dell'arcipelago, a  «conservare per il futuro la biodiversità agricola».
Per la pubblicità, è «l'arca dell'Apocalisse» prossima ventura.

Il fatto è che il finanziatore principale di questa arca delle sementi è la  Fondazione Rockefeller, insieme a Monsanto e Syngenta (i due colossi del  geneticamente modificato), la Pioneer Hi-Bred che studia OGM per la  multinazionale chimica DuPont; gruppo interessante a cui s'è recentemente  unito Bill Gates, l'uomo più ricco della storia universale, attraverso la  sua fondazione caritativa Biul & Melinda Gates Foundation. Questa dà al progetto 30 milioni di dollari l'anno.

Ce ne informa l'ottimo William Engdahl (1) che ragiona: quella gente non  butta soldi in pure utopie umanitarie.
Che futuro si aspettano per creare una banca di sementi del genere ?
Di banche di sementi ne esistono almeno un migliaio in giro per le università del mondo: che futuro avranno ?

La Rockefeller Foundation, ci ricorda Engdahl, è la stessa che negli anni  '70' finanziò con 100 milioni di dollari di allora la prima idea di  "rivoluzione agricola genetica".
Fu un grande lavoro che cominciò con la creazione dell'Agricolture Development Council (emanazione della Rockefeller Foundation), e poi dell'International Rice Research Institute (IRRI) nelle Filippine (cui partecipò la Fondazione Ford).
Nel 1991 questo centro di studi sul riso si coniugò con il messicano (ma sempre dei Rockefeller) International Maize and Wheat Improvement Center, poi con un centro analogo per l'agricoltura tropicale (IITA, sede in Nigeria, dollari Rockefeller).
Questi infine formarono il CGIAR, Consultative Group on International Agricolture Research.
In varie riunioni internazionali di esperti e politici tenuti nel centro conferenze della Rockefeller Foundation a Bellagio, il CGIAR fece in modo di attrarre nel suo gioco la FAO (l'ente ONU per cibo e agricoltura), la Banca Mondiale (allora capeggiata da Robert McNamara) e lo UN Development Program.

La CGIAR invitò, ospitò e istruì generazioni di scienziati agricoli, specie del Terzo Mondo, sulle meraviglie del moderno agribusiness e sulla nascente industria dei semi geneticamente modificati.
Questi portarono il verbo nei loro Paesi, costituendo una rete di influenza straordinaria per la penetrazione dell'agribusiness Monsanto. "Con un oculato effetto-leva dei fondi inizialmente investiti", scrive Engdahl, "negli anni '70 la Rockefeller Foundation si mise nella posizione di plasmare la politica agricola mondiale. E l'ha plasmata".
Tutto nel nome della scientificità umanitaria ("la fame nel mondo") e di una nuova agricoltura adatta al mercato libero globale.

La genetica è una vecchia fissa dei Rockefeller: fino dagli anni '30, quando si chiamava «eugenetica», ed era studiata molto nei laboratori tedeschi come ricerca sulla purezza razziale.
La Rockefeller Foundation finanziò generosamente quegli scienziati, molti dei quali dopo la caduta di Hitler furono portati in USA dove continuarono a studiare e sperimentare.
La mappatura del gene, la sequenza del genoma umano, l'ingegneria genetica da cui Pannella e i suoi coristi si aspettano mirabolanti cure per i mali dell'uomo - insieme agli OGM brevettati da Monsanto, Syngenta ed altri giganti - sono  i risultati di quelle ricerche ed esperimenti.
Nel 1946, del resto, Nelson Rockefeller lanciò la parola d'ordine propagandistica "Rivoluzione Verde" dal Messico, un viaggio nel quale lo accompagnava Henry Wallace, che era stato ministro dell'Agricoltura sotto Roosevelt, e si preparava a fondare la già citata Pioneer Hi-Bred Seed Company.
Norman Borlaug, l'agro-scienziato acclamato padre della "Rivoluzione Verde" con un Nobel per la pace, lavorava per i Rockefeller. Lo scopo proclamato: vincere la fame del mondo, in India, in Messico.

Ma davvero Rockefeller spende soldi per l'umanità sofferente ?
La chiave è nella frase che Henry Kissinger pronunciò negli anni '70, mentre nasceva la CGIAR: "Chi controlla il petrolio controlla il Paese; chi controlla il cibo, controlla la popolazione".
Il petrolio, i Rockefeller lo controllavano già con la Standard Oil, guida del cartello petrolifero mondiale.

Oggi sappiamo che Rivoluzione Verde era il sinonimo pubblicitario per OGM, e il suo vero esito è stato quello di sottrarre la produzione agricola familiare ed assoggettare i contadini, specie del Terzo Mondo, agli interessi di tre o quattro colossi dell'agribusiness euro-americano.
In pratica, ciò avvenne attraverso la raccomandazione e diffusione di nuovi "ibridi-miracolo" che davano raccolti "favolosi", preparati nei laboratori dei giganti multinazionali.
I semi ibridi hanno un carattere commercialmente interessante per il business: non si riproducono o si riproducono poco, obbligando i contadini a comprare ogni anno nuove sementi, anziché usare (come fatto da millenni) parte del loro raccolto per la nuova semina.

Quei semi erano stati brevettati, e costavano parecchio.
Sono praticamente un monopolio della Dekalb (Monsanto) e della Pioneer Hi-Bred (DuPont), le stesse aziende all'avanguardia negli OGM.
La relativa autosufficienza e sostenibilità auto-alimentantesi dell'agricoltura tradizionale era finita.
Ai semi ibridi seguirono le "necessarie" tecnologie agricole americane ad alto impiego di capitale, gli indispensabili fertilizzanti chimici Monsanto e DuPont e con l'arrivo degli OGM, gli assolutamente necessari anti-parassitari e diserbanti studiati apposti per quello specifico seme  OGM.
Tutto brevettato, tutto costoso.
I contadini che per secoli avevano coltivato per l'autoconsumo e il mercato locale, poco importando e poco esportando, non avevano tanto denaro.

Ecco pronta la soluzione: lanciarsi nell'agricoltura "orientata ai mercati globali", produrre derrate non da consumo ma da vendita, cash-crop, raccolti per fare cassa.
Addio autosufficienza ed autoconsumo, addio chiusura alle importazioni superflue.
I contadini potevano vendere all'estero sì: sotto controllo di sei intermediari globali, colossi e titani come la Cargill, la Bunge Y Born, la Louis Dreyfus.
La Banca Mondiale di McNamara, soccorrevole, forniva ai regimi sottosviluppati prestiti per creare canali d'irrigazione moderni e dighe; la Chase Manhattan Bank dei Rockefeller si offriva - visto che i contadini non producevano mai abbastanza da ripagare i debiti contratti per comprare pesticidi, OGM e sementi ibride brevettati - di indebitare i contadini in regime privatistico.

Ma questo ai grandi imprenditori agricoli con latifondi.
I piccoli contadini, per le sementi-miracolo e i diserbanti e i fertilizzanti scientifici, si dovettero indebitare "sul mercato", ossia con gli usurai (banche ed affini...).
I tassi d'interesse sequestrarono il raccolto-miracolo; a molti, divorarono anche la terra.
I contadini, accade in India specialmente, dovettero lavorare una terra non più loro, per pagare i debiti.
La stessa rivoluzione sta prendendo piede in Africa.
Chilometri di monoculture di cotone geneticamente modificato, sementi sterili da comprare ogni anno.
E il meglio deve ancora arrivare.

Dal 2007 la Monsanto, insieme al governo USA, ha brevettato su scala mondiale di sementi "Terminator" (vedi sotto), ossia che commettono suicidio dopo il raccolto: una scoperta che chiamano, senza scrupoli, "Genetic Use Restriction Technology", ossia volta a ridurre l'uso di sementi non brevettate.
La estensione di sementi geneticamente modificate - ossia di cloni con identico corredo genetico - è ovviamente un pericolo incombente per le bocche umane: una malattia distrugge tutti i cloni, ed è la carestia.
Occorre la biodeversità, di cui si sciacquano le labbra ecologisti e verdi radicali.

E qui si comincia ad intuire perché si sta costruendo l'Arca di Noè delle sementi alle Svalbard: quando arriva la catastrofe, le sementi naturali dovranno essere controllate dal gruppo dell'agribusiness, e da nessun altro.
Le banche di sementi, secondo la FAO, sono 1.400, già per la maggior parte negli Stati Uniti.
Le più grandi sono usate e possedute da Monsanto, Syngenta, Dow Chemical, DuPont, che ne ricavano i corredi genetici da modificare.
Perché hanno bisogno di un'altra arca di Noè agricola alle Svalbard, con tanto di porte corazzate e allarmi anti-intrusione, scavata nella roccia.
Le altre banche sono in Cina, Giappone, Corea del sud, Germania, Canada, evidentemente non tutte sotto il controllo diretto dei grandi gruppi.

La tecnologia "Terminator" può suggerire uno scenario complottista fantastico: una malattia prima sconosciuta che infetta le sementi naturali conservate nelle banche fuori-controllo USA, obbligando a ricorrere al caveau delle Svalbard, l'unico indenne.
E' un pensiero che ci affrettiamo a scacciare: chi può osar diffamare benefattori dell'umanità affamata come Rockefeller, Monsanto, Bil Gates, Syngenta ?

Ma Engdahl ricorda le parole del professor Francis Boyle, lo scienziato che stilò la prima bozza delle legge americana contro il terrorismo biologico (Biological Weapons anti-Terrorism Act), approvata dal Congresso nel 1989.

Francis Boyle sostiene che "il Pentagono sta attrezzandosi per combattere e vincere la guerra biologica", e che Bush ha a questo scopo emanato due direttive nel 2002, adottate "senza conoscenza del pubblico".
Per Boyle, nel biennio 2002-2004, il governo USA ha già speso 14,5 miliardi di dollari per le ricerche sulla guerra biologica.
Il National Institute of Health (ente governativo) ha connesso 497 borse di studio per ricerche su germi infettivi con possibilità militari.
La bio-ingegneria è ovviamente lo strumento principale in queste ricerche.
Jonathan King, professore al MIT, ha accusato: "I programmi bio-terroristici crescenti rappresentano un pericolo per la nostra stessa popolazione; questi programmi sono invariabilmente definiti difensivi, ma nel campo dell'armamento biologico, difensivo e offensivo si identificano".

Altre possibilità sono nell'aria, e Engdahl ne ricorda alcune.
Nel 2001, una piccola ditta di ingegneria genetica californiana, la Epicyte, ha annunciato di aver approntato un mais geneticamente modificato contenente uno spermicida: i maschi che se ne nutrivano diventavano sterili.
Epicyte aveva creato questa semente miracolo con fondi del Dipartimento dell'Agricoltura USA (USDA), il ministero che condivide con Monsanto i brevetti del Terminator; ed a quel tempo, la ditta aveva in corso una joint-venture con DuPont e Syngenta.
Ancor prima, anni '90, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, ossia l'ONU) lanciò una vasta campagna per vaccinare contro il tetano le donne delle Filippine, Messico e Nicaragua, fra i 15 e i 45 anni.
Perché solo le donne ?
Forse che gli uomini, nei Paesi poveri, sono esenti da tetano, e non si feriscono mai con ferri sporchi e arrugginiti ?

Se lo domandò il Comite pro Vida, l'organizzazione cattolica messicana ben conscia delle campagne anti-natalità condotte in Sudamerica dai Rockefeller.
Fece esaminare il vaccino fornito dall'OMS gratuitamente e generosamente alle donne di età fertile: e scoprì che esso conteneva gonadotropina corionica umana, un ormone naturale che, attivato dal germe attenuato del tetano contenuto nel vaccino, stimolava speciali anticorpi che rendevano  incapaci le donne di portare a termine la gravidanza.
Di fatto, un abortivo.
Risultò che questo vaccino-miracolo era il risultato di 20 anni di ricerche finanziate dalla Rockefeller Foundation, dal Population Council (dei Rockefeller), dalla CGIAR (Rockefeller), dal National Institute of Health (governo USA). e anche la Norvegia aveva contribuito con 41 milioni di dollari al vaccino antitetanico-abortivo.
Guarda caso, lo stesso Stato che oggi partecipa all'Arca di Noè e che la sorveglierà nelle sue Svalbard.

Ciò fa tornare in mente ad Engdahl (non a noi) quella vecchia fissa dei Rockefeller per l'eugenetica del Reich (di Hitler): la linea di ricerca preferita era ciò che si chiamava "eugenetica negativa", e perseguiva l'estinzione sistematica delle razze indesiderate e dei loro corredi genetici.
Margaret Sanger, la femminista che fondò (con i soldi dei Rockefeller) il Planned Parenthood International, la ONG più impegnata nel diffondere gli anticoncezionali nel Terzo Mondo, aveva le idee chiare in proposito, quando lanciò un programma sociale nel 1939, chiamato "The Negro Project" (2).
Come scrisse in una lettera ad un amico fidato, il succo del progetto era questo: "Vogliamo eliminare la popolazione negra".

Ah pardon, scusate: non si dice "negro2, si dice "nero", "afro-americano". E' questo che conta davvero, per i progressisti.
By maurizio Blondet - Effedieffe

Note
1) William A. Engdahl, "Doomsday Seed Vault in the Arctic - Bill Gates, Rockefeller and the GMO giants know something we don't", Globalresearch, 4 Dicembre 2007.
2) Tanya L. Green, "The Negro Project": Margaret Sanger's Genocide Project
for Black American's», in www.blackgenocide.org/negro.html
Tratto da: http://www.greenplanet.net/content/view/20344/1/

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Gli agricoltori si mobilitano contro i "terminator" - London, 20 ottobre 2005 (IPS)
By Sanjay Suri

Un gruppo di agricoltori indigeni peruviani ha presentato un’ampia ricerca per contrastare il tentativo del Canada di rimettere in circolazione i semi “terminator”.

I semi terminator funzionano infatti solo una volta, e per la successiva coltivazione gli agricoltori devono tornare a rivolgersi ai fornitori. Questi semi, che non si rigenerano come quelli tradizionali, favorirebbero ampiamente le multinazionali, a discapito dei coltivatori.

Al momento, la commercializzazione dei semi terminator è bloccata da una moratoria delle Nazioni Unite (ONU). Ma un gruppo di paesi guidati dal Canada ha sfidato la regolamentazione di sicurezza dell’Onu, con la creazione di una Convenzione sulla diversità biologica, con sede a Montreal, volta ad aprire nuovi dibattiti sull’allentamento della moratoria su questi semi.

Finora, una delle maggiori mobilitazioni per contrastare questo tentativo è venuta non da esperti e funzionari, ma dai peruviani, secondo quanto dichiarato da Michel Pimbert, dell’Istituto internazionale per l’ambiente e lo sviluppo (IIED) con sede a Londra, che promuove lo sviluppo sostenibile a livello locale.

Dopo aver monitorato i metodi di coltivazione, circa 70 capi indigeni in rappresentanza di 26 comunità delle Ande e dell’Amazzonia si sono riuniti per due giorni in un villaggio montano lo scorso mese, per mettere insieme i dati raccolti e valutare i danni che potrebbero causare i semi terminator.

“Quando succede che i cittadini emarginati ed esclusi si fanno avanti e parlano in questo modo ?”, ha detto Pimbert all’IPS. Gli agricoltori indigeni peruviani sono riuniti nell’Associazione Quechua-Aymara per la natura e lo sviluppo sostenibile (ANDES), e nell’IIED, un’assemblea generale largamente composta dai popoli indigeni dei villaggi andini.

“I popoli indigeni e i gruppi emarginati non hanno praticamente nessuna voce in capitolo, quando si tratta di politiche e legislazioni”, ha segnalato Pimbert. “Queste erano le voci dei più poveri tra i poveri, che vivono nelle zone calde della biodiversità”.

I funzionari dell’Istituto di Montreal avevano riconosciuto che l’input degli agricoltori indigeni peruviani fosse il più forte mai ricevuto prima, ha proseguito Pimbert.

Gli agricoltori indigeni hanno riferito che i coltivatori peruviani e i piccoli agricoltori in tutto il mondo “dipendono dai semi ottenuti dal raccolto, come principale fonte di semi da usare nei cicli agricoli successivi”.

Ma le loro ricerche sono andate oltre, ad analizzare i diversi aspetti di un possibile cambiamento. Gli agricoltori “hanno esaminato le prove e valutato i rischi legati alla tecnologia dei terminator per la terra, per i sistemi spirituali e per le donne, che sono le custodi dei semi”, ha detto Pimbert.

Gli agricoltori hanno anche dimostrato che il Terminator (Tecnologia di restrizione dell’uso genetico) farebbe diventare sterili e di fatto ucciderebbe gli altri raccolti e la vita vegetale in generale, aumentando allo stesso tempo l’affidabilità dei coltivatori delle grandi aziende agricole, che stanno già brevettando i semi tradizionalmente in possesso dei popoli indigeni.

Essi hanno riferito che i benefici andrebbero ai sistemi delle “monoculture” industrializzate, a discapito della conoscenza agricola locale sperimentata e testata. E hanno avvertito che, solo in Perù, 2.000 varietà di patate verrebbero messe a rischio dalla tecnologia Terminator. È grazie al Perù che esistono le patate nel mondo.

“I semi terminator non hanno vita”, ha dichiarato Felipe Gonzalez, della comunità Pinchimoro. “Come una piaga, questi semi verrebbero ad infettare le nostre coltivazioni, facendole ammalare. Vogliamo continuare ad usare i nostri semi e le nostre usanze di conservazione e condivisione dei semi”.

Di recente, l’impresa Syngenta, con sede in Svizzera, ha vinto il brevetto sulle patate Terminator, ma per la Convenzione Onu sulla diversità biologica, non le può commercializzare.

La proposta degli agricoltori peruviani verrà esaminata in una conferenza su questa tecnologia agricola a Granada, in Spagna, alla fine dell’anno. Il tema della moratoria verrà trattato in un’altra conferenza sulla diversità biologica che si terrà in Brasile a marzo 2006.

“Tali voci e ricerche verranno comunicate formalmente in queste occasioni”, ha detto Pimbert, aggiungendo che si cercherà di sfidare le affermazioni degli accademici secondo cui la tecnologia Terminator è sicura.

I leader indigeni peruviani stanno sollecitando l’Onu affinché esponga i pericoli di questa tecnologia e sostenga la moratoria. Chiedono inoltre che i popoli indigeni abbiano una voce in questo processo, pari all’influenza della lobby della grossa industria agricola.

“La moratoria Onu aiuta a proteggere la conoscenza agricola indigena millenaria, l’agrobiodiversità e la sicurezza alimentare globale che essa rende possibile”, ha detto in una dichiarazione Alejandro Argumedo, co-direttore di ANDES. “Non possiamo permettere che la corsa allo sfruttamento della tecnologia Terminator per il profitto delle multinazionali arrivi a sabotare le vitali politiche per la biosicurezza internazionale”.
(Fine 2005) - Tratto da ipsnotizie.it
 

   

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