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Medicina Alternativa"  
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Alternative Medicine"
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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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ALIMENTI CONTAMINATI  da  microbi,  NanoParticelle ed altro... -  Additivi
(Tossinfezioni alimentari) 
Visionate questo video: Questo succede in CINA
Scienza della Nutrizione  +  DIGESTIONE +  Alimentazione Biologica - 1
Cibo degli angeli o cibo dei polli ?  +  Vaccini nei Cibi   +  Allergie alimentari
Latti artificiali per bambini, contaminati  +  Acidosi=riordino del pH
Aspartame + Additivi e Conservati + Glutammato
+ Contaminazioni da OGM  + Cosmetici Inquinanti
METANOLO  +  Soia  +  Malassorbimento   +  Pesticidi, frutta e verdura
 10 Comandamenti del Pasto  Scienza della Nutrizione
ALIMENTAZIONE e NUTRIZIONE ENERGETICO SPIRITUALE

Frutta secca  +  Germogli  +  SUCCHI di FRUTTA e VERDURA  +  DIGESTIONE
Micro diete 1 +  Micro diete 2 +  Frutta e Verdura  +  Mangiare crudo = Crudismo
  Alimentazione  NUTRICOLOGY  +  Consigli alimentari
BUONE REGOLE per una SANA ALIMENTAZIONE  +  Dieta del Gruppo Sanguigno
Importante Ruolo delle Vitamine anche nel Cancro +
 Riso
Semi Antichi salvezza della salubrita' dei cibi vegetali  
La dieta allunga la vita, ecco il segreto
http://www.sicurezzadeglialimenti.it/archivio.htm
Questa potrebbe essere l'Azienda che vi controllera' nel molto prossimo futuro

Per noi e' ormai il tempo di reclamare la nostra salute ed una alimentazione salubre non industrializzata !
Se vogliamo avere sempre una buona salute e vivere bene fino alla tarda eta', dobbiamo alimentarci come si deve, con cibi biodinamici e NON toccati, ne' trasformati  dall'industria alimentare !


"AROMI
SINTETICI" nei Cibi trasformati
dall'industria alimentare:
Leggete attentamente
le etichette sulle confezioni dei cibi lavorati e trasformati dall'industria (biscotti, dolci, carne, formaggi, salumi, latti, pani, ecc.) e controllate se e quali sono gli AROMI indicati,
in genere li trovate scritti in fondo alla scritta "Ingredienti".
Se trovate scritto:
AROMI, senza la parola "naturale",  si tratta di sostanze chimiche pericolose per la Salute !
NON acquistateli !
I PESTICIDI danneggiano il Dna di chi ne rimane a lungo a contatto, aumentando notevolmente i rischi di contrarre un tumore.
È il risultato di uno studio dell'università Patiala, nello stato del Punjab, in India, che si è svolto monitorando un gruppo di agricoltori della regione per diversi mesi. Scoprendo che il Dna dei contadini è risultato danneggiato. Satbir Kaur, coordinatore dell'indagine, spiega che sono stati presi in considerazione tutti fattori che influiscono sull'integrità del Dna come l'età, il consumo di alcol, il fumo, ecc. Ma l'entità delle mutazioni riscontrate si può spiegare solo con l'esposizione agli antiparassitari che i contadini somministrano direttamente in forma di spray sui loro campi agricoli.

Documenti provanti l'indispensabilita' delle Vitamine della Frutta e verdura, oltre ai sali minerali:
Doc.1 
+  Doc.2  Doc.3  +  Doc.4  +  Doc.5  +  Doc.6  +  Doc.7  +  Doc.8  +  Doc.9  +  Doc.10  +  Doc.11  +  Doc.12  +  Doc.13  +  Doc.14  +  Doc.15  +  Doc.16  +  Doc.17  +  Doc.18  +  Doc.19  +  Doc.20  +  Doc.21  +  Doc.22 +  Doc.23  +  Doc.24  +  Doc.61
 

TOSSINFEZIONI alimentari

Esistono oggi al mondo più di 250 tossinfezioni alimentari, che si manifestano con differenti sintomi e sono causate da diversi agenti patogeni, perlopiù batteri, virus e parassiti. Con il passare degli anni, vengono identificati continuamente nuovi patogeni (i cosiddetti patogeni emergenti, come Campilobacter jejuni, Escherichia coli 157:H7, Listeria monocytogenes, Yersinia enterocolitica, etc), alcuni dei quali si diffondono anche per effetto dell’incremento di scambi commerciali, di ricorso alla ristorazione collettiva, di grandi allevamenti intensivi e di viaggi.

INFEZIONE
Le tossinfezioni alimentari possono derivare dall’infezione con micro organismi patogeni che colonizzano le mucose intestinali oppure dall’ingestione di alimenti contaminati da questi micro organismi o anche dalla presenza nei cibi di tossine di origine microbica, che causano malattia anche quando il microrganismo produttore non c’è più.
Oltre alle tossine di origine biologica, possono causare contaminazioni del cibo anche sostanze chimiche ad azione velenosa, come ad esempio i pesticidi utilizzati in agricoltura. Per evitare questo genere di problemi, la distribuzione di queste sostanze è strettamente regolamentata.
Esistono poi categorie di alimenti naturalmente tossici, come ad esempio i funghi velenosi o alcune specie di frutti di mare.

La contaminazione dei cibi può avvenire in molti modi. Alcuni microrganismi sono presenti negli intestini di animali sani e vengono in contatto con le loro carni (trasmettendosi poi a chi le mangia) durante la macellazione.
Frutta e verdura possono contaminarsi se lavate o irrigate con acqua contaminata da feci animali o umane.
Fra gli altri, la Salmonella può contaminare le uova dopo aver infettato il sistema ovarico delle galline.
I batteri del genere Vibrio, normalmente presenti nelle acque, vengono filtrati e concentrati dai frutti di mare, come ostriche e mitili, e quindi possono causare infezioni se gli alimenti vengono ingeriti crudi.
Le infezioni possono essere trasmesse al cibo, da parte degli operatori, anche durante la fase di manipolazione e preparazione degli alimenti (è il caso del batterio Shigella e di molti altri patogeni) sia per contatto con le mani che con gli strumenti della cucina, utilizzati ad esempio nella preparazione di diversi alimenti e non disinfettati a dovere. Un cibo cotto e quindi sicuro (la maggior parte dei microrganismi non resiste a temperature superiori ai 60-70 gradi) può contaminarsi per contatto con cibi crudi. Inoltre, grande importanza rivestono le condizioni in cui i cibi sono mantenuti durante le varie fasi di conservazione: la catena del freddo, ad esempio, previene lo sviluppo e la moltiplicazione di alcuni microrganismi, che per essere tossici necessitano di una popolazione molto numerosa.

Tratto da: http://www.epicentro.iss.it/problemi/tossinfezioni/tossinfezioni.asp

SALMONELLA
Scoperta più di un secolo fa da un medico di nome Salmon, la Salmonella, nelle sue varie forme, è l'agente batterico più comunemente isolato in caso di infezioni alimentari sia sporadiche che epidemiche. Nei Paesi industrializzati le tossinfezioni alimentari rappresentano un importante problema di sanità pubblica, con milioni di persone affette ogni anno. Il problema è aggravato dal fatto che la diffusione di alimenti contaminati può assumere anche carattere transnazionale dato l'attuale sistema di distribuzione globale degli alimenti stessi. Oltre agli effetti sanitari, sia in termini di prevalenza delle infezioni che di mortalità, si registrano quindi anche gravi danni economici e sociali, soprattutto in termini di fiducia da parte dei consumatori. Nonostante le numerose campagne e iniziative volte a garantire una migliore sicurezza alimentare, le infezioni da Salmonella e di altri contaminanti alimentari rimangono un enorme problema la cui incidenza non è affatto in riduzione.
Esistono numerosi tipi di salmonelle, ma le più frequenti sono la S. enteritidis e la S. typhimurium, anche se la presenza di qualunque ceppo di Salmonella deve essere valutata come segnale importante di rischio per la sicurezza degli alimenti. Nella maggior parte dei casi, la Salmonella causa diarrea, febbre, e crampi addominali nel giro di 12-72 ore dopo l'infezione. Trattandosi di sintomi molto generici, spesso la persona che contrae l'infezione non si rivolge al servizio di sanità pubblica e conseguentemente non vengono eseguiti i test di isolamento e identificazione dell'agente patogeno. La persona infetta solitamente guarisce nel giro di 4-7 giorni, senza bisogno di particolari trattamenti.
In qualche caso però la diarrea può essere così grave da richiedere ricovero, trattamento di reidratazione e con antibiotici per prevenire la diffusione dell'infezione ad altri organi attraverso il flusso sanguigno. Purtroppo, molte salmonelle sono diventate resistenti agli antibiotici, in parte anche grazie all'uso frequente degli stessi negli allevamenti di animali.
In rari casi, le persone affette da Salmonella possono avere conseguenze più a lungo termine, come dolori alle giunture e irritazione agli occhi. Questi sintomi possono permanere anche per mesi o anni e perfino portare a una forma cronica di artrite, definita sindrome di Reiter, difficile da trattare.

Tratto da: http://www.epicentro.iss.it

TOSSINE  -
La melamina: un pericolo per l’alimentazione dei nostri pets
Per anni i produttori di cibi per animali hanno addizionato i loro prodotti con la melamina, un additivo economico che viene registrato come proteina nei test sugli alimenti ma non ha alcuna proprietà nutritiva
Nel Marzo 2007 la Food and Drug Administration (FDA) aveva annunciato in una conferenza stampa di aver identificato la melamina, una sostanza utilizzata come fertilizzante e nella produzione della plastica (es., utensili da cucina) nei campioni degli alimenti per animali. La sostanza era stata inoltre identificata nelle urine e nei campioni tissutali prelevati da gatti ammalati e dai reni di un gatto che era stato nutrito con l’alimento ritirato.

Infatti una società dell’Ontario, la Menu Foods, aveva ritirato alcuni prodotti dopo improvvisi decessi di alcuni animali. In quel momento il problema aveva riguardato solo gli Stati Uniti, Canada e Messico.
In seguito la Commissione Europea ha chiesto agli stati membri di monitorare la presenza di melamina negli alimenti per animali d’affezione, soprattutto quelli prodotti in Cina e la FSA ha invitato le aziende alimentari ad effettuare i controlli necessari. In risposta alla richiesta della CE, la Food Standards Agency (FSA) inglese ha inoltre coordinando un programma di monitoraggio del pet food nazionale per verificare il rispetto delle leggi sui prodotti alimentari.
La melamina, oggi al centro dell’attenzione per la contaminazione del latte in polvere che ha intossicato migliaia di bambini in Cina, viene anche individuata nella farina di riso addizionata al cibo in scatola per cani e gatti.

Gli operatori dell’industria cinese di alimenti per animali ammettono apertamente che la melamina viene abitualmente addizionata ai cibi per animali come «falsa proteina». Per anni i produttori di cibi per animali hanno addizionato i loro prodotti con la melamina, un additivo economico che viene registrato come proteina nei test sugli alimenti ma non ha alcuna proprietà nutritiva.
La melamina viene ricavata dal carbone e poi utilizzata per produrre materie plastiche e fertilizzanti. Ma, nella sua forma in polvere, in Cina viene aggiunta agli alimenti per animali con lo scopo di aumentarne fraudolentemente il contenuto proteico, che risulta così gonfiato. Molto più economicamente che aggiungere proteine della soia, del grano o del mais.

La combinazione tra due contaminanti presenti negli alimenti per animali, la melamina e l’acido cianurico, si conferma la più accreditata causa della morte dei cani e dei gatti: quando le due sostanza sono presenti nell’alimento, si combinano formando cristalli, dannosi per la funzionalità renale. La teoria prevalente ritiene che acido cianurico, amamelide e ammelina fossero co-contaminanti dei cibi e che reazioni incomplete durante la produzione di melamina potrebbero aver portato alla formazione di questi co-contaminanti.
L'Istituto zooprofilattico sperimentale (Izs) di Piemonte, Liguria e Valle D'Aosta, sostiene che gli animali si sono rivelati di nuovo preziose sentinelle, e forse bisognava prestar loro più attenzione. Per esempio, non è un caso che si siano ammalati più i gatti dei cani: i primi hanno reni più delicati. Non è un caso neppure che la contaminazione abbia provocato più vittime tra i cani di piccola taglia, come negli esseri umani.
Fino a oggi al Centro di referenza torinese sono state eseguite 160 analisi su campioni provenienti da tutto il territorio nazionale e in due casi sono stati riscontrati la presenza di melamina. Entrambi erano materie prime vegetali. Due casi su 160 non sono comunque un buon segnale.
L'attuale sistema di importazione ha allungato a dismisura la catena alimentare e i prodotti provenienti dall'Asia sono ben lontani dalla capillarità di controlli cui invece sono sottoposte le produzioni europee. In questo momento il Centro sta lavorando per poter identificare il contaminante anche nel latte liquido.
By Donatella Cedolini - 29/09/2008
Tratto da: diariodelweb.it


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E' STATO FATTO UN RECENTE STUDIO DA DUE SCIENZIATI MODENESI IN COLLABORAZIONE CON BEPPE GRILLO, IN CUI SI DIMOSTRA CHE VI SONO PRODOTTI ALIMENTARI REGOLARMENTE VENDUTI IN ITALIA E NEL MONDO, CHE CONTENGONO PARTICELLE DI METALLI PESANTI ALTAMENTE CANCEROGENE, PROVENIENTI DAL FUMO DI "TERMOVALORIZZATORI", CHE ALTRO NON SONO SE NON INCENERITORI DI RIFIUTI.

COME TESTIMONIA GRILLO NEL SUO ULTIMO SPETTACOLO, QUESTE MICROPARTICELLE SONO MOLTO PIÙ PERICOLOSE DELLE MACROPARTICELLE DEI GAS DI SCARICO DELLE AUTO, (LE QUALI SI DEPOSITANO NEI POLMONI E COMPORTANO TOSSE E ASMA) PERCHÈ ENTRANO NEL NOSTRO SANGUE E SI ANNIDANO NEGLI ORGANI RIMANENDOVI PER SEMPRE E PROVOCANDO PURTROPPO GRAVI FORME DI CANCRO.
E' NECESSARIO QUINDI CHE CHIUNQUE LEGGA QUESTO TESTO, COMUNICHI A TUTTI I SUOI AMICI, PARENTI, CONOSCENTI CHE CI SONO DELLE AZIENDE CHE CI STANNO AVVELENANDO CONSAPEVOLMENTE.

ECCO LE MARCHE E I PRODOTTI RISULTATI POSITIVI ALLE ANALISI SULLA PRESENZA DI METALLI PESANTI:

- PANE PANEM
- CORNETTO SANSON
- BISCOTTO MARACHELLA SANSON
- OMOGENEIZZATI PLASMON AL MANZO
- OMOGENEIZZATI PLASMON AL PROSCIUTTO E VITELLO
- CACAO IN POLVERE LINDT
- TORTELLINI FINI
- HAMBURGER MC DONALDS
- MOZZARELLA GRANAROLO
- CHEWING GUM DAYGUM PROTEX PERFETTI
- INTEGRATORI FORMULA 1 E 2 HERBALIFE
- PANDORO MOTTA
- SALATINI TINY ROLD (USA)
- BISCOTTI OFFELLE BISTEFANI
- BISCOTTI GALLETTI MULINO BIANCO BARILLA
- BISCOTTI MACINE MULINO BIANCO BARILLA
- BISCOTTI GRANETTI MULINO BIANCO BARILLA
- NASTRINE MULINO BIANCO BARILLA
- BAULETTO COOP
- PLUMCAKE GIORLETTO BISCOTTI
- BISCOTTI RINGO PAVESI
- PANE CARASAU I GRANAI DI QUI SARDEGNA
- PANE CIABATTA ESSELUNGA
- PANE MORBIDO MULINO BIANCO BARILLA
- PANEANGELI CAMEO

NESSUNA DI QUESTE AZIENDE HA AVUTO LA DIGNITA' DI RISPONDERE ALLE LETTERE CHE GLI HANNO INVIATO I DUE RICERCATORI, AI QUALI TRA L'ALTRO STANNO CERCANDO DI SEQUESTRARE I MICROSCOPI DI PROPRIETÀ  DELL'UNIVERSITA'.

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Micropolveri nei cibi.

http://lelioilel.spaces.live.com/blog/cns!9BF31B7FF7E48016!2005.entry

 Informazioni varie su micropolveri e nanopolveri.......buon appetito

 

Dal blog di Beppe Grillo http://www.beppegrillo.it/2005/12/ferramenta_ambu.html

 L’elenco che segue riporta alcuni metalli contenuti in prodotti che mangiamo tutti i giorni, metalli come Titanio, Cobalto, Argento.
Basta saperlo. Come per le sigarette è sufficiente aggiungere un’etichetta con su scritto: “Attenzione, vetro all’interno”, oppure “Piombo, Bismuto e Solfato di Bario possono produrre effetti collaterali”.

L’elenco:
Pandoro Motta: Alluminio, Argento
Salatini Tiny Rold Gold (USA): Ferro, Cromo, Nichel (cioè acciaio), Alluminio
Biscotti Offelle Bistefani: Osmio, Ferro, Zinco, Zirconio, Silicio-Titanio
Biscotti Galletti Barilla: Titanio, Ferro, Tungsteno
Macine Barilla: Titanio
Granetti Barilla: Ferro, Cromo
Nastrine Barilla: Ferro
Plum cake allo yogurt Giorietto Biscotti: Ferro. Cromo
Ringo Pavesi: Ferro, Cromo, Silicio, Alluminio, Titanio
Pane carasau (I Granai di Qui Sardegna): Ferro, Cromo
Pane ciabatta Esselunga: Piombo, Bismuto, Alluminio
Pane morbido a fette Barilla: Piombo, Bismuto, Alluminio
Paneangeli Cameo: Alluminio, Silicio
Pane Panem: Ferro, Nichel, Cobalto, Alluminio, Piombo, Bismuto, Manganese
Cornetto Sanson (cialda): Ferro, Cromo e Nichel (cioè acciaio)
Biscotto Marachella Sanson: Silicio, Ferro
Omogeneizzato Manzo Plasmon: Silicio, Alluminio
Omogeneizzato Vitello e Prosciutto Plasmon: Ferro, Solfato di Bario, Stronzio, Ferro-Cromo, Titanio
Cacao in polvere Lindt: Ferro, Cromo, Nichel
Tortellini Fini: Ferro, Cromo
Hamburger McDonald’s: Argento
Mozzarella Granarolo: Ferro, Cromo, Nichel
Chewing gum Daygum Microtech Perfetti: Silicio (cioè vetro)
Integratore Formula 1 (pasto sostitutivo) Herbalife: Ferro, Titanio
Integratore Formula 2 Herbalife: Ferro, Cromo

I metalli elencati sono tutti sotto forma di particelle nano e micro-metriche (nano = dal miliardesimo al decimilionesimo di metro, micro = dal milionesimo al centomillesimo di metro).
Nessuno degli inquinanti particolati di cui sopra è biodegradabile e, dunque, resta dov'è per sempre.
E dov'è è un
tessuto umano.

Alcuni dei metalli elencati come inquinanti fanno parte di quelli che si chiamano OLIGOELEMENTI e, in quell’ottica, sono essenziali per la vita. Per esempio, il Ferro è un componente dell’emoglobina e, se non ci fosse, i nostri tessuti non potrebbero essere ossigenati; il Rame è fondamentale per la formazione dell’emoglobina, il Cobalto è presente nella composizione della Vitamina B12, e così via. Attenzione, però a non cadere nell’equivoco.

Ciò di cui stiamo parlando non sono ioni (atomi) che entrano nella composizione di sostanze naturali e che, non raramente, sono indispensabili per la nutrizione; ciò di cui parliamo sono particelle, minuscoli sassolini, che vengono involontariamente immessi come inquinanti nei cibi.
Le fonti di questi materiali estranei sono tantissime. Tra i tanti esempi che si possono fare, c’è quello del Ferro-Cromo-Nichel nei cibi.
I
sistemi di macinazione sono spesso costituiti da acciaio (Ferro-Cromo-Nichel, appunto) e questo materiale si usura, perdendo scorie che entrano nel macinato. Queste scorie sono proprio le particelle che non dovrebbero esserci e che, una volta ingerite, entrano nel circolo sanguigno per essere rapidamente sequestrate da vari organi (reni, fegato, ecc.), dove restano in eterno perché non sono biodegradabili.
Il problema è che sono dei
corpi estranei e l’organismo li vede come tali, facendo partire una reazione infiammatoria (granulomatosi) che si cronicizza e può diventare cancro o restare, comunque, un’infiammazione che è pur sempre una malattia.
Dunque,
un conto è mangiare una bistecca che contiene Ferro organico perché presente naturalmente nel sangue dell’animale del cui muscolo ci stiamo nutrendo e un conto è mangiarsi delle palline piccole piccole di Ferro. Da notare che più queste particelle sono minuscole, più sono aggressive, potendo addirittura penetrare all’interno dei nuclei delle cellule quando la loro dimensione è al di sotto di una certa soglia.

Tra i metalli elencati, comunque, ce ne sono diversi che non entrano in nessuna combinazione biologica utile (Titanio, Bario, ecc.) e sono chimicamente tossici.

Naturalmente le aziende sono tutte perfettamente a posto dal punto di vista legale, non esistendo alcuna legge che imponga non solo l’eliminazione, ma anche solo la ricerca o l’elencazione in etichetta di quelle sostanze.
Che la scienza viaggi con un
passo diverso rispetto alla legge è un fatto noto di cui non c’è da stupirsi.
Così come non c’è da stupirsi (anche se può fare leggermente schifo) che
le industrie non abbiano alcuna voglia di scoperchiare loro stesse il calderone. Fin che va…

By Giulio Curioni, del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”  -  ottobre 2006 

http://www.circoloambiente.org/cementeria/nanopolveri.htm
Intervista a Stefano Montanari, Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di San Vito (Modena)

Cosa sono le nanopolveri ? Si tratta di particolato inorganico di dimensioni comprese tra 10^-7 e 10^-9 metri, cioè tra dieci millesimi di millimetro e un milionesimo di millimetro. Le micropolveri, comprendenti le famigerate PM10, sono decisamente più grossolane, avendo dimensioni dell’ordine di 10^-6 - 10^-5 metri, vale a dire tra un millesimo di millimetro e un centesimo di millimetro. La differenza tra i due tipi è enorme, paragonabile all’incirca a quella esistente tra le dimensioni di un uomo e quelle dell’Everest.

Entrambe le micro e nanoparticelle sono molto dannose per la salute, sia per la loro grandezza fisica sia per la loro composizione chimica, e sono tanto più pericolose quanto più sono piccole. Ciò significa che le famose PM10 non sono le uniche particelle di cui dobbiamo preoccuparci, e che anzi ne esistono di più piccole a noi più nocive. Le nanopatologie sono tutte quelle malattie – principalmente tumori, ma non solo – provocate dalla penetrazione e dall’accumulo nei tessuti di tali particelle, che essendo molto piccole riescono a entrare all’interno delle cellule arrivando in alcuni casi a introdursi nel nucleo, interagendo quindi col DNA.

La particolarità delle micro- e soprattutto delle nanopolveri è che rimangono sospese in aria per lungo tempo a causa delle loro minuscole dimensioni e possono giungere lontanissimo rispetto al luogo dove sono state liberate. Inoltre non hanno tempo di dimezzamento e non sono biodegradabili, pertanto rimangono indefinitamente in circolazione, fino a depositarsi al suolo o a inserirsi in qualche organismo vivente. In quest’ultimo caso le nanopolveri si accumulano nei tessuti ed è praticamente impossibile liberarsene sia attraverso il metabolismo sia con tecniche artificiali, almeno allo stato attuale delle nostre conoscenze.

Le principali vie di assunzione sono l’inalazione e l’ingestione. Cito qualche esempio riportato da Montanari. La caduta delle Torri Gemelle ha ufficialmente causato finora 400.000 malati a causa delle polveri liberatesi in atmosfera, ma probabilmente il numero reale è molto superiore, addirittura sopra il milione. Tutti i cani che sono stati utilizzati per le operazioni di soccorso sono morti di tumore. Un secondo esempio è il caso di una signora che per svariati anni si faceva portare del radicchio di campagna proveniente da un colle vicino a Modena. Le alte concentrazioni di metalli prodotte da un’industria di ceramica distante qualche chilometro dal colle hanno causato l’insorgere di un cancro nella signora.

Sono molti gli alimenti che contengono nanoparticelle. Il laboratorio Nanodiagnostics ne ha trovate in alcuni tipi di biscotti, pani, carni, in alimenti per l’infanzia e in molti altri cibi. Un esempio per tutti sono le gomme da masticare, che la pubblicità ci invoglia a comprare perché puliscono i denti. Contengono delle nanoparticelle di silicio che effettivamente asportano il cibo rimasto sulle gengive ma che finiscono poi per essere ingerite con la saliva. 

Ma da dove arrivano tutte queste particelle? Certamente sono sempre esistite in natura, liberate in gran quantità dalle eruzioni vulcaniche, dagli incendi e in generale da tutti i fenomeni erosivi agenti sulla superficie terrestre. Attualmente però il ruolo dell’uomo è diventato sempre più evidente. Le attività umane hanno incrementato in maniera esponenziale l’emissione di polveri in atmosfera, fenomeno favorito anche dall’incessante crescita della popolazione mondiale registratasi negli ultimi decenni, con conseguente aumento delle attività inquinanti. Pressoché ogni nostra attività genera polveri, dall’accensione di un fiammifero a una saldatura, da una frenata con l’auto a una qualsiasi attività industriale. Particolarmente dannose sono tutte quelle attività che operano ad alte temperature, come gli inceneritori. A tal proposito Montanari ha espresso con chiarezza la sua contrarietà allo smaltimento dei rifiuti mediante incenerimento. Riporto brevemente le sue argomentazioni. Come abbiamo imparato dalla chimica “nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Perciò quando bruciamo un rifiuto, semplicemente lo convertiamo in un’altra forma, scorporandolo in numerosissime molecole. Queste vengono in parte bloccate dai sistemi di abbattimento presenti negli impianti e dovranno poi essere smaltite da qualche parte, generalmente in discariche – per questo gli inceneritori non sono una valida alternativa alle discariche, in quanto non le sostituiscono – e in parte vengono liberate in atmosfera. Più sono alte le temperature più si libera particolato fine, che, come è già stato detto, è decisamente il più aggressivo e pericoloso per la salute. Un’attenzione particolare la meritano i metalli pesanti, dato che sono tra i maggiori responsabili delle nanopatologie. Essi fuoriescono dai camini sotto forma di ioni, ma appena usciti incontrano temperature minori e si aggregano in nanoparticelle solide, spesso formando leghe del tutto casuali. Il problema è che i nuovi inceneritori lavorano a temperature sempre maggiori, rilasciando di conseguenza enormi quantità di particolato molto fine. Ovviamente durante la conferenza non sono stati presi in considerazione gli altri aspetti riguardanti gli inceneritori, quali l’efficacia dei sistemi di abbattimento e i vantaggi economici e di recupero energetico, ma dal punto di vista medico è emerso che un inceneritore non è un buon affare.

Montanari ha infine espresso qualche dubbio anche relativamente ai nuovi filtri anti-particolato dei motori diesel, i cosiddetti veicoli euro 4. I filtri infatti finiscono per sminuzzare ulteriormente le micropolveri liberando grosse quantità di nanopolveri, molto più aggressive.

L’intervento si è concluso con l’auspicio che venga introdotta a breve una regolamentazione sulla produzione di nanopolveri, dato che finora non esistono limiti di emissione da rispettare. È evidente che per affrontare il problema bisogna conoscerlo a fondo, e per questo occorrerebbe investire molto in ricerca.  
Consultate anche
http://www.nanodiagnostics.it/CiboPulito.aspx
http://www.beppegrillo.it/2007/02/heavy_metals.html
http://www.gagliano.ws/blog/archives.cfm/category/default
www.rachel.org
http://www.beppegrillo.it/eng/2005/12/walking_ironmongers.html

The following list gives some metals contained in products that we eat every day, metals like Titanium, Cobalt, Silver. You just need to know. Just like they do for cigarettes, it’d be OK to add a label with the words: “Watch Out: glass inside”, or Lead, Bismuth and Barium Sulphate can produce side effects.”

The list:
Pandoro Motta: Aluminium, Silver
Tiny Rold Gold Snacks (USA): Iron, Chromium, Nickel (that is steel), Aluminium
Offelle Bistefani Biscuits: Osmium, Iron, Zinc, Zirconium, Silicon-Titanium
Galletti Barilla: Titanium, Iron, Tungsten
Macine Barilla: Titanium
Granetti Barilla: Iron, Chromium
Nastrine Barilla: Iron
Plum cake allo yogurt Giorietto Biscotti: Iron. Chromium
Ringo Pavesi: Iron, Chromium, Silicon, Aluminium, Titanium
Pane carasau (I Granai di Qui Sardegna): Iron, Chromium
Pane ciabatta Esselunga: Lead, Bismuth, Aluminium
Pane morbido a fette Barilla: Lead, Bismuth, Aluminium
Paneangeli Cameo: Aluminium, Silicon
Pane Panem: Iron, Nickel, Cobalt, Aluminium, Lead, Bismuth, Manganese
Cornetto Sanson (cialda): Iron, Chromium e Nickel (cioè acciaio)
Biscotto Marachella Sanson: Silicon, Iron
Omogeneizzato Manzo Plasmon: Silicon, Aluminium
Omogeneizzato Vitello e Prosciutto Plasmon: Iron, Barium Sulphate, Strontium, Iron-Chromium, Titanium
Cacao in polvere Lindt: Iron, Chromium, Nickel
Tortellini Fini: Iron, Chromium
Hamburger McDonald’s: Silver
Mozzarella Granarolo: Iron, Chromium, Nickel
Chewing gum Daygum Microtech Perfetti: Silicon (that is: glass)
Integratore Formula 1 (pasto sostitutivo) Herbalife: Iron, Titanium
Integratore Formula 2 Herbalife: Iron, Chromium

The metals listed above are all in the form of particles measured in nano and micro metres. (nano= from a thousand millionth to a ten millionth of a metre, micro= from a millionth to a hundred thousandth of a metre) None of these polluting particles is biodegradable and so they stay where they are forever. Where they are is human tissue.

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ALIMENTI CONTAMINATI nel NOSTRO PIATTO, il DOSSIER del WWF 

Roma - 23 settembre 2006 - Nei nostri piatti inquinanti vecchi e nuovi.
Gli ftalati, utilizzati per rendere flessibili le materie plastiche, sono stati trovati nell’olio d’oliva, nei formaggi e nella carne. I pesticidi organoclorurati, utilizzati in agricoltura contro gli insetti nocivi (compreso il DDT bandito da decenni), nel pesce, nel burro, persino nella carne di renna. I muschi artificiali (fragranze utilizzate per l'igiene personale o per la casa) e organostannici (gli antivegetativi - infatti, le antivegetative a base di silicone e rame continuano a contenere elevati livelli di biocidi e di metalli pesanti - , i conservanti del legno) nel pesce. I ritardanti di fiamma, utilizzati per prevenire la combustione nei tessuti e nel mobilio ma anche nelle apparecchiature elettroniche, erano nella carne e nel pesce.

In totale 119 sostanze tossiche appartenenti a 8 diversi gruppi di composti chimici sono state rinvenute nei 27 campioni di alimenti di largo consumo presi in esame in 7 paesi europei.

Il nuovo dossier del WWF - "La catena della contaminazione globale" - il ruolo dell'alimentazione rivela che la principale via di esposizione alla maggior parte delle sostanze chimiche, in particolare quelle persistenti e bioaccumulabili (come il DDT e i PCB banditi da decenni) è l’alimentazione.

La “catena di contaminazione” è un percorso complesso che i composti chimici compiono intorno al mondo: dai produttori ai prodotti di consumo, alla fauna selvatica fino agli esseri umani. Sono presenti nelle case, nei luoghi di lavoro e anche a tavola.

Neanche la dieta più salutare ci mette al riparo dagli inquinanti chimici tossici – commenta Michele Candotti, Segretario Generale del WWF Italia – Per questo crediamo che le sostanze chimiche debbano essere sottoposte ad una normativa più efficace. Siamo alla vigilia del voto su REACH, lo strumento dell’Ue per la regolamentazione delle sostanze chimiche, e chiediamo ai parlamentari europei che siano bandite le sostanze più pericolose e applicato il principio di sostituzione, siano fissati requisiti severi per i produttori al fine di garantire trasparenza di informazione su tali sostanze. E’ necessario, inoltre, che il consumatore sappia quali sostanze sono presenti nei prodotti di uso quotidiano”.

I 27 campioni di alimenti, provenienti da Gran Bretagna, Polonia, Svezia, Italia, Spagna, Grecia e Finlandia, sono tutti di largo consumo come prodotti caseari (latte, burro e formaggio), carne (salsicce, petti di pollo, salame, bacon), pesce (salmone, tonno, aringhe) e ancora pane, olio d’oliva, miele, succo d’arancia. Nessuno dei prodotti – tutti acquistati in supermercati e di marche comuni - è risultato esente da tracce di sostanze chimiche, al contrario in tutti sono stati rinvenuti, in varia misura e secondo miscele differenti, i 119 composti tossici appartenenti agli 8 gruppi di sostanze presi in esame.

In parallelo grazie alla collaborazione del prof. Silvano Focardi dell’Università di Siena sono state effettuati test su campioni di lasagna, acquistate nei supermercati di 4 città italiane e sono stati rintracciati più di 42 Pcb e 13 residui di pesticidi, tra cui il DDT.

I livelli di contaminanti rilevati negli alimenti analizzati non sono in grado di causare conseguenze dirette o immediate sulla salute (i consumatori non devono allarmarsi o evitare questi cibi), ma deve essere seriamente valutato l’effetto di un’esposizione cronica – anche a basse dosi - di un cocktail di contaminanti attraverso la dieta, soprattutto nel feto in via di sviluppo, nei neonati e nei bambini.

Per sensibilizzare i politici di Bruxelles sulle sostanze chimiche pericolose alla vigilia del voto di REACH il WWF ha prodotto uno spot che sarà trasmesso su Euronews ed è visibile anche on line nel sito internet del Wwf.
Dove gli attori sono gli stessi membri del Parlamento Europeo:
Guido Sacconi (Italia, PSE) relatore del provvedimento, Péter Olajos (Ungheria, PPE), Chris Davies (UK, ADLE) et Riita Myller (Finlandia, PSE), riuniti in una seduta di outing in cui dichiarano di essere stati contaminati da quei veleni che REACH dovrebbe bandire.
Tratto da: Sesto Potere.com

vedi anche Consig
i Alimentari  + 
http://www.sicurezzadeglialimenti.it/archivio.htm

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MELAMINA, Scandaloso - Ott. 2008
Non c’è altro da dire per descrivere le contaminazioni da melamina. Dopo i mangimi (OGM e quelli contaminati) che dalla Cina sono stati esportati in altri stati, latte in polvere e altri prodotti del settore caseario - si parla di yogurt - sono risultati contaminati in queste ultime settimane.
A che scopo aggiungere melamina a latte in polvere o altri prodotti alimentari ? al fine di aumentare fraudolentemente -alle analisi di controllo- il livello di sostanze azotate.

Che cosa ho imparato in queste ultime ore ?
Ci sono 6 bambini deceduti, spero tanto che non ci siano altre vittime, si parla di piu’ di 6000 neonati che manifestano sintomi a livello renale, indice che sono venuti a contatto e hanno assunto il latte contenente la melamina.
Sembra che la vicenda fosse nota dai primi di agosto, qualche giorno prima della inaugurazione delle Olimpiadi.

Il gruppo caseario San Lu, coinvolto nella vicenda è stato acquisito per il 43% dalla multinazioanle neo-zelandese Fonterra, che ovviamente non sta facendo un figurone.
La Fonterra è uno dei piu’ grande fornitori di prodotti lattiero-caseari, esporta il 90% dei suoi prodotti lattiero-caseari in 140 paesi.
Un altro marchio straniero probabilmente coinvolto si chiama Kocci, una joint-venture tra Cina-Australia.
Finora nessun problema è stato riscontrato tra gli altri partner commerciali stranieri che si forniscono di latte in polvere tra cui Abbott, Meadjohnson, Nestlè, Wyeth o Dumex.

Tra i marchi cinesi sulla lista nera ci sono Yashili, Yili, Mengniu, e Shengyuan. Tra tutti i prodotti contenenti melamina, il latte in polvere della San Lu è quello in cui è stata evidenziata la qunatità maggiore di melamina (2563 mg per kg). Il contenuto di melamina in altri marchi è risultato tra 0,09 e 619 mg per chilogrammo.
La melamina non è stata trovata in campioni di prodotti lattiero-caseari forniti durante le Olimpiadi di Pechino.
Ci sono degli indagati, tra questi un rivenditore di melamina, è ritenuto responsabile di aver venduto il composto ad alcuni fornitori di latte della San Lu.
Fonte:
chinastakes.com

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Diossina nel cibo - 4 ottobre 2007 -
Dagli yogurt ai gelati, dalla maionese ai surgelati, dagli integratori dietetici ai prodotti senza glutine. L'agente cancerogeno è finito nei nostri piatti per un periodo lunghissimo: da quanto ha ricostruito Il Salvagente, circola per l'Europa da almeno due anni.
Sono potenzialmente a rischio i prodotti che contengono l'additivo addensante Guar Gum (indicato anche come farina di Guar, o con la sigla E412) importato dall'India, e in particolare dall'industria chimica India Glycols.

L'allarme
Il 25 luglio 2007, la Commissione europea ha scoperto la diossina in 117 lotti di Guar Gum, importati in Europa dall'azienda svizzera Unipektin. A oggi, ispettori della Commissione sono in missione India, per comprendere a fondo la natura e le dimensioni della crisi. Nel frattempo, però, si accavallano notizie sempre più allarmanti. Che smentiscono, e superano, il primo allerta europeo. Il Salvagente ha scoperto che il guar gum con la diossina non è limitato a 117 partite. Non è stato importato solo in Svizzera. E circola anche per l'Italia. Lo confermano i dati di Unipektin: l'importatore elvetico, che si è trovato nell'occhio del ciclone, ha condotto analisi su campioni delle importazioni degli ultimi due anni. Con risultati sconcertanti.
Il direttore di Unipektin, Bruno Jud - intervistato dal Salvagente - rivela che tutte le analisi hanno mostrato la presenza di diossina, anche in quantità superiori a quelle scoperte dalla Commissione europea.

Anche in Italia
Il Guar Gum incriminato è arrivato anche in Italia:
lo rivela il dirigente di un grande laboratorio di analisi, e lo conferma il ministero della Salute. Un carico contaminato, inoltre, è approdato a giugno nel porto di Genova. E' già stato distribuito alle aziende alimentari, tranne una parte, sottoposta ad analisi. Nei giorni scorsi, il ministero ha divulgato i risultati, che evidenziano tracce di sostanze contaminanti. Non è stato reso noto, però, quanti e quali prodotti contengono l'additivo alla diossina. In ogni caso, dal ministero assicurano che le Regioni che "stanno procedendo al rintraccio sul territorio nazionale di tale partita". I consumatori, come al solito, vengono lasciati all'oscuro.

Ritiri in mezza Europa
Nel resto d'Europa, invece, il meccanismo di salvaguardia è scattato subito, e l'opinione pubblica ha percepito immediatamente l'emergenza. Fin dai primi giorni di agosto, le principali multinazionali si sono attivate per rintracciare l'additivo a rischio, ritirando i prodotti dai supermercati.
Dalla Spagna all'Ungheria, dalla Svizzera alla Finlandia, la sirena d'allarme ha suonato con forza, anche sui giornali. Il ministero della Salute ungherese, ad esempio, per precauzione ha ordinato il sequestro di una quarantina di marchi, coinvolgendo alcuni nomi celebri: Danone, Coca Cola, Ceres. In Romania, una filiale del gruppo Danone ha interrotto la produzione di yogurt alla frutta (che in seguito, però, è stato giudicato esente da rischi). In Finlandia, il maggiore produttore di dolciumi, Valio, ha ritirato dal mercato 30mila cartoni di crema da cucina, avviando analisi accurate, e scoprendo la diossina nei prodotti confezionati già a partire da aprile.

Notizie col contagocce
In Italia, invece, le informazioni arrivano col contagocce: tutto succede al riparo dai riflettori.
Il ministero ha diramato due circolari: la prima, diffusa il 14 agosto e destinata a Fedechimica e Federalimentare, era un generico invito a effettuare controlli. La seconda, datata 30 agosto e rivolta anche ai farmacisti, agli erboristi, e in genere ai commercianti e agli artigiani, ribadisce e sottolinea l'allarme, ha un tono più perentorio, e introduce un nuovo elemento di inquietudine: alcuni prodotti - cibi dietetici e integratori alimentari - sono più a rischio di altri. Infatti, negli yogurt e nei gelati, la percentuale di Guar è relativamente bassa.
Il pericolo per la salute, quindi, è legato soprattutto all'assunzione per un tempo prolungato, attraverso un'ampia varietà di prodotti. Ma in commercio, fra gli scaffali dedicati al "benessere", si trovano pasticche, bevande, integratori dietetici, che sono addirittura a base di guar. Il carico di diossina potrebbe essere impressionante.

Tratto da: http://www.ilsalvagente.it/modules.php?name=News&file=article&sid=113

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ADITIVI:

Sono molti i prodotti che le possono contenere, pertanto si suggerisce  un’accurata lettura dell’etichetta, dove possono essere indicate per esteso  o con le sigle E410 ed E412, ma potrebbero anche essere presenti senza  alcuna indicazione. Tra i prodotti da tenere sotto controllo si segnalano:

    * BEVANDE AL CACAO
    * BEVANDE AL COCCO
    * BUDINI INDUSTRIALI
    * CARNE IN SCATOLA
    * CHEWING-GUM
    * CONFETTERIA
    * CARAMELLE
    * CREME PER PASTICCERIA
    * FARINA DI PATATE
    * FRUTTA CANDITA
    * ALCUNI PRODOTTI DA FORNO
    * PRODOTTI DOLCIARI IN GENERE
    * ALCUNI GELATI
    * ALCUNE SALSE INDUSTRIALI
    * TORRONE E MARZAPANE

  Tratto da: da http://eurosalus.lycos.it/1060861749_33.html

 

Commento NdR: Nel dubbio, non acquistare le cose che si trova sugli scaffali dei supermercati che riportano la dicitura  *GUAR* oppure E412.

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COLORANTI
La FSA (Agenzia di sicurezza alimentare britannica), dopo la pubblicazione dello studio di Southampton riguardante l'effetto di certi coloranti artificiali e del conservante benzoato di sodio sul comportamento dei bambini con iperattività o con sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), ha recentemente incontrato l'industria e i rappresentanti dei consumatori. La discussione si è sviluppata principalmente sulle possibili azioni da parte dell'industria in merito all'uso di queste sostanze negli alimenti, per fornire un aiuto pratico ai genitori che vogliono evitare gli additivi oggetto dello studio.

In particolare, è stato preso in considerazione l'uso di un'etichettatura più chiara per questi additivi, invece della consueta indicazione con il codice "E" seguito dal numero (ad es. E211 al posto di benzoato di sodio), presente sulle etichette degli alimenti. È stata valutata anche l'ipotesi della riformulazione dei prodotti alimentari, per escludere coloranti artificiali e conservanti, e sostituirli, invece, con delle alternative non artificiali e più salutari.

Mentre alcune industrie alimentari hanno già dichiarato la loro intenzione di eliminare gli additivi dai loro prodotti, più difficile risulta l'ipotesi di un'etichettatura più chiara per i consumatori, che in certi casi potrebbe risultare anche commercialmente svantaggiosa.

L'EFSA (Autorità di Sicurezza Alimentare Europea) ha già ribadito che includerà anche lo studio di Southampton nei documenti scientifici da vagliare per valutare la sicurezza di tutti i coloranti alimentari. In particolare, si sta attendendo, proprio recentemente, l'adozione di opinioni provvisorie dell'EFSA sui sei coloranti alimentari oggetto dello studio di Southampton, che verrà revisionato dalla stessa Autorità. Nel frattempo la FSA ha manifestato la sua intenzione di sollecitare anche la
Commissione europea, affinché si muova, a livello normativo, nell'interesse dei consumatori in merito all'uso di coloranti e conservanti negli alimenti sul mercato europeo.

** A livello europeo si attende l'esito della valutazione di sicurezza per questi additivi alimentari da parte dell'EFSA, che ha già annunciato una revisione dello studio di Southampton, e una regolamentazione da parte della Commissione. Per i consumatori il consiglio è sempre quello di leggere attentamente l'etichetta dei prodotti che consumano.
Fonte : http://www.food.gov.uk/news/newsarchive/2007/nov/coloursmeeting


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Per 15 anni a decine di migliaia di prosciutti in scadenza sono stati "rigenerati" e cambiate le etichette. E’ da far la notizia uscita sul settimanale "la Voce di Parma" il 20 Febbraio 2008, che pubblica le dichiarazioni di un ex-dipendente della Parmacotto.
I media tacciono la procura indaga, Parmacotto minaccia.

""In principio siamo rimasti increduli, esterrefatti. Quando è arrivata alla "Voce" la disperata lettera di Giovanni Cattani, un invalido cacciato dalla Parmacotto dopo 25 anni di onesto e fedele servizio, non abbiamo creduto che potesse essere vero quello che veniva denunciato al termine dello sfogo epistolare di quell'uomo che in età ormai avanzata aveva perduto il lavoro.....
Il racconto del Cattani ha infatti poi trovato conferma nelle testimonianze di altri ex dipendenti di questa azienda, cosa che ci induce a renderlo pubblico con l'auspicio che le competenti autorità intervengano per fare piena luce su questa sconcertante vicenda.

L'INTERVISTA
Signor Cattani, lei ha mandato una lettera al nostro settimanale, dopo essere stato licenziato, nella quale ha accennato a procedure di rifacimento dei prosciutti scaduti all'interno dello stabilimento
Parmacotto di San Vitale di Baganza, cosa intendeva dire ?
”Intendevo dire che in quello stabilimento oltre ai prosciutti cotti di nuova produzione si rifacevano quelli che erano prossimi alla scadenza essendo rimasti invenduti nel nostro magazzino.
Con questo procedimento gli davamo altri mesi di vita. Preciso che si trattava non dei prosciutti preaffettati e messi nelle vaschette, ma dei prosciutti che vanno a finire nei negozi e venduti affettati davanti al cliente!.
E' sicuro di quello che dice ?
”Certo che sono sicuro. Pochi giorni prima della scadenza si aprivano le buste col marchio Parmacotto e si procedeva al trattamento dei prosciutti. Questa operazione veniva fatta pochi giorni prima della scadenza perché, ovviamente, nessun prodotto alimentare può essere immesso in commercio quando sta per scadere il periodo per la consumazione".
Si trattava di pochi prosciutti o di grandi quantità ?
”Se ne facevano dei bancali, si arrivava anche a mille o due mila per volta".
Quanta gente lavorava a questa operazione ?
"Tutto un reparto di confezionamento, gli uomini che nella produzione normale erano fuori a togliere i prosciutti dagli stampi venivano messi ad aprire gli scatoloni dal ban-cale, e le donne aprivano le buste e buttavano i prosciutti nell'acqua e sale".
In che condizioni erano quando le buste venivano aperte ?
"A volte erano buoni, altre volte facevano schifo. C'era addirittura qualcuno di noi che, quando venivano aperte le buste, vomitava. A volte c'era una puzza di marcio incredibile. Colava giù la gelatina diventata colla. Puzzavano, facevano schifo. Quelli che non erano più commestibili, diventati verdi, li buttavamo via. Quelli che verdi ancora non erano li buttavamo nella bacinella con l'acqua e il sale, per lavarli. La gelatina colava via e diventavano come nuovi".
E poi cosa succedeva ?
"A questo punto occorreva dare una nuova numerazione al prosciutto rigenerato. Con la cannella della bombola del gas si scaldava l'etichetta che era di gelatina e che si poteva mangiare senza problemi, che si arricciava. Sull'etichetta c'era una cifra con una lettera che diceva che quel prosciutto era stato prodotto in un certo periodo. Se non fosse stata tolta l'etichetta si sarebbe ca-pito che quel prosciutto era stato prodotto mesi prima, nella data indicata e quindi che era scaduto. Poi si metteva un'etichetta nuova, con la cifra nuova in corso quella settimana".
Quindi l'etichetta di gelatina era l'unica cosa nuova di quel prosciutto ?
"Certamente".
Chi vi dava ordine di fare queste cose ?
"Quando arrivavamo a lavorare vedevamo il nostro nome su un foglio che ci indicava se eravamo adibiti al confezionamento, allo stampaggio o al disosso. Dove dovevi andare, andavi. Poi il capo fabbrica, il capo turno o il capo reparto ci dicevano oggi c'è da fare questo e tu questo dovevi fare".
Come veniva indicato il lavoro del rifacimento dei prosciutti scaduti ?
”A ghè da fer i ros' ci dicevano in dialetto. Perché sulle confezioni da aprire c'era il bollino rosso. Questo bollino significava che dovevano essere rifatti. Magari su duemila di questi ne rifacevamo
1500, 1800 e gli altri venivano buttati via perché irrecuperabili. Il bello è che si curava molto l'igiene perché dopo questo trattamento ci facevano pulire a fondo e poi veniva giù la "chimica" a controllare la carica batterica e tutto era in perfetto ordine. L'igiene era molto sentita alla Parmacotto anche durante la normale lavorazione. Ogni volta che si faceva la pausa ogni metà giornata, bisognava staccare 20 minuti prima e pulire e disinfettare tutto, anche i coltelli, tavoli,
nastri, poi mentre facevamo la pausa veniva la Chimica da sopra a fare il controllo".
L'ordine di rifarei prosciutti, quindi, veniva dall'alto ?
"Nessun operaio, ovviamente, potava prendere delle iniziative. Là dentro vigeva l'ordine: 'tu non sei pagato per pensare".
Vi erano periodi particolari nei quali avvenivano queste procedure di rifacimento ?
"Venivamo adibiti a questo lavoro quando c'era un calo nei consumi e quindi nelle vendite. A volte ci facevano andare anche di sabato. Se durante la settimana c'era una produzione piena, facevamo gli straordinari".
Controlli esterni non avvenivano ?
"Quello che mi ha sempre dato da pensare è che qualche giorno prima che arrivassero i Nas, una settimana prima circa, ci dicevano: "ragazzi facciamo pulizia". E poi quando arrivavano, di solito alle 11 o a mezzogiorno, verso le 9,30 passavano sempre uno o due scatoloni di nostrani, cioè i migliori prosciutti in assoluto, che prendevano la direzione del piano di sopra dove avevamo gli uffici. .....Forse gli facevano assaggiare la produzione...".
Da quanto tempo andava avanti questo sistema ?
"Da non meno di quindici anni. All'inizio, quando sono stato assunto e quando c'era ancora Tonino, il fratello di Marco Rosi, che guardava alla qualità più che alla quantità, queste cose non succedevano. Dopo l'uscita del signor Tonino dalla Parmacotto, il signor Marco ha puntato di più sulla quantità. Cambiarono anche il direttore proprio per ottenere questo risultato di incentivare la produzione. E allora cominciarono a rimanere gli scarti. Per un po' venivano immagazzinati e poi abbiamo cominciato a rigenerarli".
Quindi in questi quindici anni sono stati rigenerati e contraffatti migliaia e migliaia di prosciutti ? In un anno quanti ne venivano rifatti ?
"Io non lo so perché facevamo i turni. Consideri che in un pomeriggio, perché prevalentemente questo lavoro lo facevamo al pomeriggio, se tutto andava bene ne facevamo circa 2000. Un numero
inferiore a quelli freschi perché c'era più lavorazione, e poi ce la prendevamo più comoda perché dovevamo lavorare con gli stivali per tutto quello schifo, tipo candela del naso, che colava giù dopo l'apertura delle buste e rendeva scivoloso il pavimento tanto che qualcuno cadeva per terra".
Chi stampava sul prosciutto rifatto l'etichetta contraffatta ?
"Sempre noi. Se ad esempio in quella settimana la produzione era contrassegnata dalla lettera "G", anche i rifatti dovevano portare quella lettera, perché altrimenti non potevano avere la scadenza dei mesi consentiti per la produzione nuova".
Come venivano distinti i prosciutti rifatti da quelli nuovi ?
"Il capo reparto dava le istruzioni e indicava il numero col quale contraddistinguere i rifatti. Per i rifatti che venivano dal magazzino, cioè rimasti lì in giacenza e mai spe-diti, bisognava togliere una lettera e aggiungerne un'altra. Era una lettera fissa non ricordo se la P o la Q, e poi si aggiungeva un numero alla partita originale. L'etichetta doveva avere la stessa lettera settimanale. I prosciutti tornati perché ad esempio rifiutati dal negoziante e quindi difettosi, avevano un'altra lettera. Questi venivano fatti a pezzi e venduti sotto prezzo a pizzerie o per farei toast".
Quindi tutti gli operai dello stabilimento di San Vitale erano a conoscenza di questa procedura ?
"Certo, anche se difficilmente lo ammettono. Perché se lo dici perdi il posto di lavoro. Io l'ho già perso e quindi non ho più paura".

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DIOSSINE negli alimenti
Secondo un recente studio condotto nelle Fiandre in Belgio e pubblicato nel numero di Gennaio 2008 della rivista scientifica Chemosphere, l'assunzione di diossina tramite alimenti contaminati è superiore alle soglie di tollerabilità in buona parte della popolazione, specie negli adolescenti (quasi il 60 percento dei casi) e nelle madri. I risultati, si dice nell'articolo, sono in linea con quelli di analoghi studi europei.

Dietary exposure to dioxin-like compounds in three age groups: Results from the Flemish environment and health study
Abstract
Lipophilic contaminants are present in the environment and bioaccumulate in the food chain. Therefore, their intake via animal fat of various sources was assessed for three age groups of the Flemish population, participating in a large biomonitoring program of the Flemish government. In total, 1636 adolescents (14-15 years), 1186 mothers (18-44 years), and 1586 adults (50-65 years) participated in the study and completed a semi quantitative food frequency questionnaire. Individual consumption data were combined, via a so-called simple distribution approach, with recent data on polychlorinated dibenzo-p-dioxins/furans and dioxin-like polychlorinated biphenyls, measured via the chemical-activated luciferase gene expression (CALUX) bio-assay in food items available on the Flemish market.
The median (95th percentile) estimated intakes of dioxin-like contaminants were 2.24 (4.61), 2.09 (4.26), and 1.74 (3.53) pg CALUX-TEQ kg-1 bw d-1 for, respectively adolescents, mothers and adults. These data are in the same range as those found in other European studies. The CALUX-TEQ results of respectively 59.8%, 53.7% and 36.2% of the adolescent, mother and adult population exceed the tolerable weekly intake (TWI) of 14 pg WHO-TEQ kg-1 bw w-1, as derived by the Scientific Committee on Food [Scientific Committee on Food, 2001. Opinion of the Scientific Committee on Food on the Risk Assessment of Dioxins and Dioxin-like PCBs in Food, CS/CNTM/DIOXIN/20 final Brussels, Belgium].
The main contributors of dioxin-like substances are fish and seafood (25-43% of the total intake), added fats (22-25% of the total intake) and dairy products (17-20% of the total intake).
http://dx.doi.org/10.1016/j.chemosphere.2007.07.008
Chemosphere  - Volume 70, Issue 4, January 2008, Pages 584-592  - Copyright © 2007 Elsevier Ltd All rights reserved.

ACQUA INQUINATA
In Italia (zona Campania) il composto inquinante rilevato dal Comando della Marina nelle acque è il tetracloroetene, anche noto come tetracloroetilene o PCE, un alogenuro organico utilizzato come solvente per lo sgrassaggio dei metalli nell'industria metallurgica (*), chimica e farmaceutica e per la produzione di pesticidi.
Il suo uso è pure comune nelle lavanderie a secco, nei laboratori fotografici e nelle officine dove viene rimossa la vernice da superfici metalliche. Un solvente similare noto commercialmente è la trielina, che si differenzia dal PCE per avere un atomo di carbonio in meno (è infatti detto "tricloroetilene"). Il tetracloretene, scarsamente biodegradabile, è assai nocivo per l'uomo e per l'ambiente.
Inalato, deprime il sistema nervoso centrale e produce sintomi simili a quelli dell'ubriacatura da alcolici: mal di testa, confusione, difficoltà nella coordinazione motoria, riduzione delle percezioni tattili. "Generalmente - avverte la nota emessa dal Comando della Stazione della Us Navy di Napoli - gli effetti immediati del PCE possono includere irritazione di occhi, naso e gola; nausea, indebolimento della memoria e disordini visivi.
L'esposizione a grandi percentuali di solventi volatili organici clorati (VOC) possono causare giramenti di testa, ridurre la capacità di concentrazione e causare un irregolare battito cardiaco. Si possono compromettere le capacità di risposta immunitaria e, nel caso di una gravidanza, il corretto sviluppo del feto. Esposizioni prolungate possono condurre al danneggiamento dei tessuti epatici, renali e del sistema nervoso centrale". Il tetracloroetilene è considerato inoltre un agente cancerogeno.

In Italia, i prodotti contenenti tetracloroetilene sono classificati nel decreto legislativo n. 152 del 2006 come "rifiuti pericolosi" e non devono essere smaltiti in discarica o drenati nelle acque sotterranee. In che modo il PCE sia finito nei rubinetti di alcuni comuni campani è cosa tutta da accertare, ma gli "inaccettabili livelli" del solvente riscontrati dalla US Navy hanno imposto l'allontanamento da Casal di Principe di undici famiglie statunitensi.
Una misura che non ha preoccupato invece gli amministratori locali: la popolazione civile continua infatti ad essere rifornita di acqua al tetracloroetilene. E, forse, altri veleni.

Secondo quanto rivelato dal quotidiano delle forze armate Stars and Stripes, in almeno una delle abitazioni in Campania sottoposte ad analisi