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Una nuova legge impone nei menu delle mense alimenti
a denominazione protetta.
Nelle mense scolastiche i nostri bambini
mangeranno prelibatezze gastronomiche come nei ristoranti più raffinati e Io stesso
vale per gli ammalati negli ospedali: formaggi di alpeggio, bistecche di Chianina,
prosciutti di Parma e San Daniele, risotti pregiati di Vialone nano, pasta, frutta e
verdure biologiche, eccetera.
Sembra una favola, ma sta scritta in una vera e propria legge dello Stato uscita
recentemente (n. 48811999), in base alla quale le istituzioni pubbliche che gestiscono
mense scolastiche ed ospedaliere sono obbligate a prevedere nelle diete giornaliere
lutilizzazione di prodotti biologici, tipici e tradizionali nonché di quelli a
denominazione protetta.
I prodotti biologici si sa che cosa sono, quelli
fatti praticamente come una volta e si conoscono anche i prodotti a
denominazione protetta, che sono gli ex Doc italiani ora diventati Dop europei
(denominazione dorigine protetta in tutta IUe). Meritano qualche spiegazione
in più i prodotti tipici e tradizionali, quasi sempre fatti artigianalmente, che
rischiavano di scomparire per le severe norme sanitarie dellUe, ma poi è uscita una
deroga che ha permesso alle Regioni di segnalare quelli meritevoli di
sopravvivere senza troppi intralci sanitari.
Ne sono stati censiti circa 2.000, che vanno dalle
formaggette di Capua, al lardo di Colonnata, alla salsiccia di cinghiale di
Capalbio, ai
manicotti di Mirandola, eccetera, tutti prodotti pregiati che potrebbero finire sulle
mense di scuole e ospedali.
Chi pagherà queste prelibatezze ? Forse i
produttori di antiparassitari, poiché la legge gli accolla un contributo dello 0,5%
sul fatturato al fine di promuovere gli alimenti biologici, tradizionali e
DOP tramite un
Fondo per lo sviluppo dellagricoltura biologica e di qualità istituito
presso il ministero delle Politiche agricole.
Non è escluso che possano aumentare anche le
rette delle mense scolastiche.
Intanto è ancora tutto in alto mare, sia perché deve uscire un decreto di attuazione
della legge, sia perché i 2.000 prodotti tradizionali censiti dalle Regioni devono essere
vagliati dal ministero e poi dalla UE, mentre non cè alcun problema per i prodotti
italiani a denominazione dorigine europea, che sono 103 fra salumi, formaggi, oli,
aceti e ortofrutticoli. Nessun problema di approvvigionamento neanche per i biologici, di
cui lItalia è il maggior produttore europeo con 550.000 ettari coltivati e 31.000
imprese agricole.
Ricordiamo
che le alterazioni degli
enzimi, della
flora, del
pH digestivo e della mucosa
intestinale influenzano la salute, non
soltanto a livello intestinale, ma anche a
distanza in qualsiasi parte dell'organismo.
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