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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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DENARO CRATO ILLEGALMENTE dalle BANCHE
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Nuovo linguaggio per internet (UML)  (Scomparso..)  +  La Banca d'Italia e' privata  !!
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GIORNALISTI  al servizio delle BANCHE
Chi controlla il Mondo ?  +  Signoraggio 
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I Veri Pirati = Banchieri, Banche, Multinazionali

Nell' anno 1776, Thomas Jefferson dichiarava: “Se gli Americani consentiranno mai a banche privati di emettere il proprio denaro, prima con l'inflazione e poi con la deflazione, le banche e le grandi imprese che ne cresceranno attorno, priveranno la gente delle loro proprietà finché i loro figli si sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri. Il potere di emissione va tolto via dalle banche e restituito al popolo, al quale esso appartiene propriamente.” By Thomas Jefferson 

FERMIANO le BANCHE: Associazione per la difesa dei Cittadini nelle cause contro le banche
 

Le BANCHE CREANO DENARO ILLEGALMENTE cosi afferma il CLASS ACTION

John Ruiz Dempsey, BSCr, LLB, criminologo ed esperto in vertenze forensi, ha intentato una causa collettiva (una class action consente ad un'intera collettività di costituirsi parte ci­vile, ndt) per conto del popolo Canadese, nella quale si asserisce che alcuni istituti finanziari so­no dediti alla creazione illegale di denaro.
L'accusa, presentata venerdì 15 aprile 2005 alla Cor­te Suprema della British Columbia a New Westminster, asserisce che tutti gli istituti finanziari che erogano prestiti, sono coinvolti nel piano deliberato volto a defraudare i borrower (soggetti cui viene concesso un prestito, ndt) dando in prestito denaro inesistente, creato illegalmente dal "nulla" dagli istituti stessi.

Dempsey sostiene che la creazione di denaro dal nulla e ultra vires (aldilà del potere legale, ndt) dei convenuti in giudizio e di conseguenza nullo, e che tutti i prestiti concessi con la frode trasgrediscono il Codice Penale.

La causa, che é la prima di questo genere mai intentata in Canada e che potrebbe coinvolgere milioni di cittadini canadesi, sostiene che i contratti stipulati fra il popolo (i "borrower") e gli istituti finanziari erano nulli o invalidagli e non hanno validità né effetto in virtù della loro rottura anticipata e per la mancata divulgazione di fatti concreti. Dempsey afferma che la transazione costituisce contraffazione e riciclaggio di denaro in quanto la fonte del denaro stesso, se è stato realmente connesso in prestito dai convenuti in giudizio e depositato sui conti dei borrower. non poteva essere rintracciata né se ne poteva rendere conto.

La causa cita come cospiratori civili Envision Credit Union, Laurentian Bank of Canada, Roval Bank of Canada, Canadian Imperial Bank of Commerce, Bank of Montreal, TD Cana­da Trust e Canadian Paymont Association.

La parte civile sta cercando di recuperare il denaro e le proprietà, persi a causa di pignoramento per accumulo di "debito" illegale e soddisfazione della garanzia.

In tutti i periodi materiali tutte le banche convenute in giudizio non hanno alcuna base legale per concedere prestiti ai borrower poiché:

1 - queste banche ed unioni di credito non disponevano del denaro da concedere in prestito e, di conseguenza, nemmeno alcuna possibilità di stipulare un contratto vincolante;

2 -  i convenuti in giudizio non disponevano di alcuna riserva di cassa, né é loro legalmente consentito di concedere in prestito il denaro dei propri depositanti o membri in assenza di espressa autorizzazione scritta dei depositanti

3 - i convenuti in giudizio non dispongono di investimenti materiali propri da concedere in prestito e rutti i loro "beni" so­no "beni cartacei", principalmente in forma di "crediti esigibili" da loro creati dal "nulla", derivati da prestiti sebbene il denaro fosse anch'esso creato dal nulla.

I convenuti in giudizio non hanno prestato alla parte civile alcun denaro o bene di qualche valore se non a livello contabile o informatico. In tutte le transazioni effettuate fra convenuti in giudizio e parte civile, gli istituti non hanno prodotto capitali propri per alcuna transazione.

Tutti i capitali sono stati forniti dai borrower. Le pratiche degli istituti finanziari convenuti in giudizio affermale nella causa contrastano fortemente con quelle di istituii di credito responsabili e corretti, i quali prestano effettivamente valuta contante reale e tangibile.

La causa asserisce che le transazioni di prestito sono fraudolente in quanto i convenuti in giudizio non hanno mai con­segnato alla parte civile alcun valore: questi convenuti in giudizio non hanno rischiato né perso alcunché, né avrebbero perso nulla in qualsiasi circostanza e, quindi, contro la parte civile non é stato perfezionalo alcun diritto di pegno conforme alla legge ed alla equity (complesso di norme di diritto civile che non ha corrispondente nell'ordinamento italiano, ndt).

Le iniziative a soddisfazione della garanzia, derivanti dall'inadempienza del borrower relativa ai prestiti fraudolenti, sono state intraprese in malafede dalle banche e dalle unioni di credito convenute in giudizio e, in quanto tali, queste soddisfazioni della garanzia sono state sotto tutti gli aspetti atti illegali di conversione ed illecito sequestro di proprietà in assenza del prescritto procedimento legale, il che determina sempre un iniquo profitto per i convenuti in giudizio.

La causa sostiene che i convenuti in giudizio utilizzano pratiche bancarie fraudolente tramite le quali ingannano i clienti, inducendoli a credere che stanno ricevendo "credito" o denaro, quando in realtà ai clienti stessi non viene prestato alcun denaro reale. Ad ogni modo, la citazione in giudizio descrive una prassi attraverso la quale non esiste concretamente alcun denaro pre­stato ai borrower che non sia di registro o virtuale.

I borrower non ricevono denaro concreto ma, piuttosto, sui conti dei loro clienti gli istituti finanziari versano come "prestiti" denaro "elettronico" o "creato in modo digitale", creato dal nulla e senza costi.

I borrower quindi sono tenuti a corrispondere tassi di interesse criminali per denaro che non hanno mai ricevuto. La causa sostiene che i convenuti in giudizio effettivamente trasformano i consumatori in virtuali schiavi del debito, costringendoli a pagare per qualcosa che hanno mai ricevuto, e quindi impadronendosi delle loro proprietà quando gli interessati non sono più in grado di pagare le banche con denaro concreto.
Fonte: 15 aprile 2005; National Press Relea.se, Contallo: John R. Dempsey, New Westminster, B.C..
email: ctassaclioncpa@hotmaS.com  - Tratto da NEXUS n° 56

 

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