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Le BANCHE CREANO DENARO
ILLEGALMENTE cosi afferma il CLASS ACTION
John Ruiz Dempsey, BSCr, LLB,
criminologo ed esperto in vertenze forensi, ha intentato
una causa collettiva (una class action consente ad
un'intera collettività di costituirsi parte civile, ndt)
per conto del popolo Canadese, nella quale si asserisce
che alcuni istituti finanziari sono dediti alla
creazione illegale di denaro.
L'accusa, presentata venerdì 15 aprile 2005 alla Corte
Suprema della British Columbia a New Westminster,
asserisce che tutti gli istituti finanziari che erogano
prestiti, sono coinvolti nel piano deliberato volto a
defraudare i borrower (soggetti cui viene concesso un
prestito, ndt) dando in prestito denaro inesistente,
creato illegalmente dal "nulla" dagli istituti stessi.
Dempsey sostiene che la
creazione di denaro dal nulla e ultra vires (aldilà del
potere legale, ndt) dei convenuti in giudizio e di
conseguenza nullo, e che tutti i prestiti concessi con
la frode trasgrediscono il Codice Penale.
La causa, che é la prima di
questo genere mai intentata in Canada e che potrebbe
coinvolgere milioni di cittadini canadesi, sostiene che
i contratti stipulati fra il popolo (i "borrower") e gli
istituti finanziari erano nulli o invalidagli e non
hanno validità né effetto in virtù della loro rottura
anticipata e per la mancata divulgazione di fatti
concreti. Dempsey afferma che la transazione costituisce
contraffazione e riciclaggio di denaro in quanto la
fonte del denaro stesso, se è stato realmente connesso
in prestito dai convenuti in giudizio e depositato sui
conti dei borrower. non poteva essere rintracciata né se
ne poteva rendere conto.
La causa cita come
cospiratori civili Envision Credit Union, Laurentian
Bank of Canada, Roval Bank of Canada, Canadian Imperial
Bank of Commerce, Bank of Montreal, TD Canada Trust e
Canadian Paymont Association.
La parte civile sta cercando
di recuperare il denaro e le proprietà, persi a causa di
pignoramento per accumulo di "debito" illegale e
soddisfazione della garanzia.
In tutti i periodi materiali
tutte le banche convenute in giudizio non hanno alcuna
base legale per concedere prestiti ai borrower poiché:
1 - queste banche ed unioni
di credito non disponevano del denaro da concedere in
prestito e, di conseguenza, nemmeno alcuna possibilità
di stipulare un contratto vincolante;
2 - i convenuti in giudizio
non disponevano di alcuna riserva di cassa, né é loro
legalmente consentito di concedere in prestito il denaro
dei propri depositanti o membri in assenza di espressa
autorizzazione scritta dei depositanti
3 - i convenuti in giudizio
non dispongono di investimenti materiali propri da
concedere in prestito e rutti i loro "beni" sono "beni
cartacei", principalmente in forma di "crediti
esigibili" da loro creati dal "nulla", derivati da
prestiti sebbene il denaro fosse anch'esso creato dal
nulla.
I convenuti in giudizio non
hanno prestato alla parte civile alcun denaro o bene di
qualche valore se non a livello contabile o informatico.
In tutte le transazioni effettuate fra convenuti in
giudizio e parte civile, gli istituti non hanno prodotto
capitali propri per alcuna transazione.
Tutti i capitali sono stati
forniti dai borrower. Le pratiche degli istituti
finanziari convenuti in giudizio affermale nella causa
contrastano fortemente con quelle di istituii di credito
responsabili e corretti, i quali prestano effettivamente
valuta contante reale e tangibile.
La causa asserisce che le
transazioni di prestito sono fraudolente in quanto i
convenuti in giudizio non hanno mai consegnato alla
parte civile alcun valore: questi convenuti in giudizio
non hanno rischiato né perso alcunché, né avrebbero
perso nulla in qualsiasi circostanza e, quindi, contro
la parte civile non é stato perfezionalo alcun diritto
di pegno conforme alla legge ed alla equity (complesso
di norme di diritto civile che non ha corrispondente
nell'ordinamento italiano, ndt).
Le iniziative a
soddisfazione della garanzia, derivanti
dall'inadempienza del borrower relativa ai prestiti
fraudolenti, sono state intraprese in malafede dalle
banche e dalle unioni di credito convenute in giudizio
e, in quanto tali, queste soddisfazioni della garanzia
sono state sotto tutti gli aspetti atti illegali di
conversione ed illecito sequestro di proprietà in
assenza del prescritto procedimento legale, il che
determina sempre un iniquo profitto per i convenuti in
giudizio.
La causa sostiene che i
convenuti in giudizio utilizzano pratiche bancarie
fraudolente tramite le quali ingannano i clienti,
inducendoli a credere che stanno ricevendo "credito" o
denaro, quando in realtà ai clienti stessi non viene
prestato alcun denaro reale. Ad ogni modo, la citazione
in giudizio descrive una prassi attraverso la quale non
esiste concretamente alcun denaro prestato ai borrower
che non sia di registro o virtuale.
I borrower non ricevono
denaro concreto ma, piuttosto, sui conti dei loro
clienti gli istituti finanziari versano come "prestiti"
denaro "elettronico" o "creato in modo digitale", creato
dal nulla e senza costi.
I borrower quindi sono
tenuti a corrispondere tassi di interesse criminali per
denaro che non hanno mai ricevuto. La causa sostiene che
i convenuti in giudizio effettivamente trasformano i
consumatori in virtuali schiavi del debito,
costringendoli a pagare per qualcosa che hanno mai
ricevuto, e quindi impadronendosi delle loro proprietà
quando gli interessati non sono più in grado di pagare
le banche con denaro concreto.
Fonte: 15 aprile 2005; National Press Relea.se, Contallo:
John R. Dempsey, New Westminster, B.C..
email:
ctassaclioncpa@hotmaS.com - Tratto da NEXUS n° 56
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