MALATTIA AUTOIMMUNITARIA
Queste patologie sono causate da un anomalo
funzionamento del sistema immunitario che
dirotta la propria attività, normalmente rivolta
ad eliminare dall'organismo corpi estranei quali
virus, funghi, batteri, parassiti, contro
l'organismo stesso,
il quale attacca cellule sane dell'organismo
portandolo a una lenta e inesorabile
degenerazione=morte.
Purtroppo le malattie autoimmuni spesso fanno la
loro comparsa in modo subdolo, provocando danni
irreversibili prima ancora di essere
diagnosticate.
L'esempio più chiarodi questo fenomeno riguarda
le malattie reumatiche che riguardano il 2%
della popolazione italiana.
1) L'alimentazione
può contribuire al controllo ed al miglioramento
delle patologie autoimmuni.
2) La medicina ufficiale stenta a proporre un
approccio nutrizionale nelle patologie
autoimmuni, anche se i risultati degli
esperimenti scientifici fin ora eseguiti hanno
un riscontro positivo.
I processi che
portano all’alterazione della risposta
immunitaria e all’insorgenza delle malattie
autoimmuni, comunque, restano ancora per molti
aspetti sconosciuti per la medicina ufficiale.
Parallelamente a questo disinteresse della
medicina ufficiale, si verifica un continuo
aumento di terapie "alternative" che promettono
di sconfiggere queste malattie solo con
l'ausilio dell'alimentazione, dell'integrazione
alimentare ecc., ma solo seguendo il Protocollo
della Salute.
"Ipotesi della
medicina allopatica ufficiale sulle malattie
autoimmuni:
Gli anticorpi vengono prodotti da particolari
cellule del sistema immunitario, i
linfociti B. Si ritiene che, durante lo
sviluppo
embrionale, i linfociti in grado di
elaborare una risposta immunitaria contro i
tessuti del proprio organismo vengano in
qualche modo inattivati, così che il “sé”, ossia
ciò che è proprio dell'organismo, venga distinto
dal “non sé”, cioè il diverso da sé, e non venga
distrutto dagli anticorpi. Alcuni soggetti
adulti presentano, tuttavia, linfociti
autoreattivi; pertanto questo sistema di
inibizione non sembra funzionare sempre
perfettamente.
Un altro meccanismo atto a evitare la
distruzione di componenti propri dell'organismo
è costituito dalla segregazione, all'inizio del
processo di maturazione immunologica, delle
sostanze self (“sé” in inglese).
Gli
spermatozoi, ad esempio, si sviluppano
completamente solo dopo la maturazione del
sistema immunitario e vengono poi mantenuti in
compartimenti separati dal
sistema circolatorio. In seguito a un
intervento di
vasectomia, gli spermatozoi possono
penetrare nel circolo ematico, dove in certi
casi provocano la formazione di anticorpi
diretti contro di sé (autoanticorpi).
Un'ipotesi formulata per spiegare la genesi
delle malattie autoimmuni suggerisce che la
soppressione della reazione contro il “sé” sia
interrotta quando le cellule che producono gli
anticorpi vengono infettate da un virus.
Una prova che sembra avvalorare tale ipotesi
consiste nella presenza di autoanticorpi nella
circolazione sanguigna dei soggetti colpiti da
mononucleosi infettiva, una malattia causata
da un virus che infetta i linfociti.
Secondo un'altra
ipotesi, alcune malattie autoimmuni potrebbero
essere causate dalla somiglianza, ingannevole
per il riconoscimento da parte degli anticorpi,
tra alcune molecole “non sé” prodotte da
microrganismi patogeni, come
batteri e
virus, e le molecole “sé” dell'organismo. Ad
esempio, un disturbo del
cuore denominato
cardiopatia reumatica sembra essere
associato a un precedente episodio di
febbre reumatica, verificatosi nel corso
dell’infanzia e causato da alcuni
streptococchi. Questi batteri possiedono
sulla loro superficie cellulare una particolare
molecola, molto simile a una che si trova sulle
valvole cardiache. Pertanto, gli anticorpi
prodotti contro gli streptococchi potrebbero
nell’età adulta condurre a forme di risposta
autoimmunitaria, ed essere responsabili della
cardiopatia reumatica.
Tratto da:
http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761563416/Malattie_autoimmuni.html
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E’
stato osservato che le malattie autoimmuni sono in
netto aumento
statistico (specie nei bambini e nei giovani
vaccinati) e che sono caratterizzate da sintomi importanti e spesso molto
gravi.
Artrite Reumatoide, Lupus, Sclerodermia,
Periarterite Nodosa, Rettocolite, Morbo di Crohn, Tiroiditi Autoimmuni,
Psoriasi, Sclerosi Multipla, ecc., sono termini che
sentiamo sempre più spesso e che allarmano perché indicano malattie
ritenute incurabili. Inoltre, la medicina convenzionale non riesce a
spiegarne l’origine ma solo il meccanismo d’azione che, come è noto,
consiste nell’aggressione da parte del sistema immunitario del paziente
verso strutture proprie dell’organismo (autoimmunità).
Tale
autoaggressione, non essendone spiegati i motivi di base, viene descritta
sui libri e dalla bibliografia medica come una sorta di “impazzimento”
del sistema immunitario che “perderebbe” la capacità di riconoscere
le strutture proprie da quelle estranee (riconoscimento del
self – non self). Vedremo
però che non è così.
COSA
E’ IL MESENCHIMA O CONNETTIVO
La
moderna Omotossicologia,
disciplina medica di cui stiamo per parlare, ha, fra i tanti meriti, anche
quello di aver dato la spiegazione scientifica del meccanismo alla base
dell’autoimmunità.
L’Omotossicologia
è la scienza che studia i “fattori tossici” dell’organismo; è
stata codificata dal Dr. Reckeweg, medico tedesco, che per primo ha
evidenziato l’importanza del mesenchima (che chiameremo connettivo) come
substrato fondamentale delle cellule.
Il
connettivo è il tessuto più esteso e grande dell’intero organismo
(rappresenta il 20% del peso corporeo) ed è costituito da una matrice
intercellulare che costituisce l’ambiente, l’habitat dove sono immerse
e vivono le cellule del nostro organismo: la cellula sta al connettivo
come l’uomo sta all’aria che respira.
Secondo
questa prospettiva il connettivo è l’organo più importante che esista:
infatti svolge svariate funzioni fondamentali per il nostro organismo. Per
citarne solo alcune, diremo che tutte le reazioni immunitarie avvengono
nel connettivo (che, dunque, da questo punto di vista rappresenta e viene
indicato come il ”campo di battaglia”, la sede dove avvengono tutte le
reazioni di difesa del nostro organismo). Inoltre svolge la funzione di
nutrizione per le cellule, di immagazzinamento di sostanze di rifiuto
prodotte dalle cellule (scorie metaboliche e tossine), di sostegno
strutturale e molte altre.
FISIOLOGIA
DEL CONNETTIVO
Una
delle funzioni del connettivo è, come già detto, quella di essere
ricettacolo di tossine che vengono convogliate dal sangue ed immagazzinate
nel connettivo stesso.
Queste
tossine provengono principalmente dal metabolismo cellulare (tossine
endogene) ed anche dall’esterno, per esempio i virus, i batteri,
i farmaci, i metalli pesanti, varie sostanze chimiche, ecc. (tossine
esogene). Sia le tossine endogene che quelle esogene ogni giorno
devono essere smaltite e tale lavoro viene effettuato dal sistema
linfatico che, proprio come un operatore ecologico, porta via giornalmente
i rifiuti che si sono accumulati.
Per
consentire ciò il connettivo, nell’arco delle 24 ore, attraversa due
fasi di circa 12 ore ciascuna: una fase di smaltimento di
scorie metaboliche e sostanze estranee, ed una fase di ricostruzione
della matrice connettivale e delle sostanze indispensabili alla vita delle
cellule.
In
ogni fase (vedi schema) il connettivo cambia la
sua struttura. Nella prima fase della giornata, che va dalle 3 alle 15
circa, esso appare come una gelatina sciolta, solubilizzata (stato
di sol) ed in questa prima parte della giornata avviene la
demolizione e lo smaltimento di scorie e proteine (fase di
smaltimento). Nella seconda fase, che va dalle 15 alle 3
circa, il connettivo appare, invece, come una gelatina che si ricondensa (stato
di gel) ed in questa seconda parte della giornata avviene la
ricostituzione della matrice connettivale e delle proteine (fase
di ricostruzione).
STATO
DI SOL
Corrisponde
a:
-
Fase
dell'attività
-
Simpaticotonia
-
Idrolisi
proteica
-
Degradazione
-
Smaltimento
STATO
DEL GEL
Corrisponde
a:
-
Fase
della Stasi
-
Vagotonia
-
Ricostruzione
proteica
In
sintesi, ad ogni demolizione segue una ricostruzione e viceversa.
Questo
equilibrio, però, può rompersi per una serie di ragioni: ad esempio, per
un trauma, infezioni virali o batteriche, insufficienza funzionale del
sistema linfatico, eccessiva produzione di tossine dovuta ad errata
alimentazione o all’assunzione di sostanze chimiche, ecc. Tutti questi
eventi portano ad un aumento di scorie nel connettivo.
Quando
l’organismo è particolarmente sovraccaricato da questo punto di vista,
si mettono in moto meccanismi di detossicazione e drenaggio supplettivi,
grazie alla produzione di alcuni enzimi (per es. la ialuronidasi) che
producono uno stato continuativo di sol del connettivo (fase di
smaltimento): questa fase, però, non dura più solo 12 ore, ma continua
fino a quando non viene ottenuta una pulizia profonda e completa. Tale
meccanismo supplettivo prende il nome di INFIAMMAZIONE
!
Quindi la gelatina disciolta (stato di sol) della matrice
connettivale rigelificherà (stato di gel) solo quando sarà
fatta completa pulizia del connettivo stesso. Solo allora, dopo aver
svolto la sua funzione di drenaggio supplettivo, l’infiammazione finirà
e verrà ripristinato il normale bioritmo giornaliero tra fase di sol e
fase di gel del connettivo.
Da
questa prospettiva
l’infiammazione e, ovviamente, la
febbre che ne costituisce il sintomo più generale, rappresentano
un meccanismo biologicamente opportuno e non una malattia da combattere
come, invece, vengono normalmente considerate.
La
scienza, negli ultimi anni, ha dimostrato che il nostro sistema
immunitario inizia a funzionare in maniera ottimale a partire da una
temperatura di 38,4° C. Inoltre, nei centri più all’avanguardia nella
cura dei tumori viene usata l’ipertermia, cioè l’induzione di
un’infiammazione molto alta prodotta artificialmente nella zona da
trattare, proprio perché si produce un forte stimolo immunitario.
IL
PROBLEMA
Se
l’infiammazione e la febbre non vengono considerate correttamente, cioè
come meccanismi biologicamente opportuni, bensì come malattia da
combattere, si cercherà, ovviamente, di combatterle con anti-infiammatori,
antibiotici, cortisonici, ecc.
Tutti
questi farmaci hanno una caratteristica comune, quella di produrre un
immediato viraggio dalla fase di sol (fase in cui
agisce l’infiammazione) a quella di gel (stasi),
senza prima aspettare che sia stata fatta “pulizia”. Di conseguenza,
si produrrà una gelificazione forzata del connettivo e quindi
l’infiammazione passerà, così che medico e paziente saranno
apparentemente soddisfatti del risultato ottenuto, convinti di aver
ottenuto la guarigione eliminando i sintomi.
In
realtà tale guarigione è solo apparente perché il fine ultimo, la causa
per cui si era accesa l’infiammazione, non è stato raggiunto: le
tossine rimangono nel connettivo ed il problema è solo rimandato.
Infatti, una volta passato l’effetto dei farmaci gli stessi stimoli che
avevano provocato il primo episodio di infiammazione ne faranno
riaccendere un altro. Purtroppo medico e paziente tenderanno a riprodurre
lo stesso meccanismo ogni qual volta si ripresenti un’infiammazione,
accorgendosi però che gli effetti ottenuti non sono più quelli attesi in
quanto, nel corso del tempo, le infiammazioni si riaccendono sempre più
frequentemente e non sono più facilmente gestibili.
Sopprimendo
sistematicamente le infiammazioni abbiamo visto che si produce un accumulo
sempre maggiore di tossine in quanto se ne impedisce il drenaggio per
lunghi periodi. In tal modo il connettivo si “impregna” sempre più
profondamente di tossine ed è sempre più intasato di sostanze estranee
(proteine batteriche, virus, sostanze chimiche, ecc.). L’uso dei farmaci
(anti-infiammatori, antibiotici, cortisonici, ecc.) provoca, come già
detto, un viraggio forzato verso la fase di gel senza
che si sia prima pulito il connettivo.
Ma
noi sappiamo anche che la fase di gel è
caratterizzata dalle nuove sintesi proteiche che dovrebbero essere attuate
in un connettivo “pulito”. Se, invece, si verificano sintesi proteiche
in un connettivo sempre più contaminato, “impregnato di materiale
estraneo” (ripetiamolo, proteine batteriche, virus, molecole chimiche e
farmacologiche) si produrranno nuove proteine che, purtroppo, includeranno
nella loro struttura anche materiale estraneo all’organismo, cioè non
proprio (non self). Detto in altri termini, si produrranno
delle “proteine anomale” in quanto formate non
solo da materiale proprio (self) ma anche da “pezzi”
estranei (non self). Verranno sintetizzate quindi quelle
strutture abnormi che i tedeschi hanno chiamato “proteine selvagge”.
Queste
proteine anomale saranno considerate estranee (non self) dal
nostro sistema immunitario che, quindi, le attaccherà. Infatti,
nonostante le proteine selvagge siano costituite quasi totalmente da
molecole proprie dell’organismo contengono nella loro struttura anche
piccole parti estranee sufficienti a far considerare queste proteine
“non opportune” e quindi da combattere da parte del sistema
immunitario: si creano così le basi della
malattia
autoimmune.
Per
essendo state classificate svariate malattie autoimmuni abbiamo
volutamente parlato di malattia autoimmune al
singolare in quanto essa è la malattia del connettivo
e, poiché il connettivo è ubiquitario (in quanto è presente ovunque
nell’organismo) la classificazione delle malattie autoimmuni dipende
solo da quale zona connettivale viene colpita (per esempio, la
Sclerodermia
al livello del derma, il
Morbo
di Crohn e
la Rettocolite a
livello intestinale, l’Artrite
Reumatoide a livello delle articolazioni, la
Sclerosi
Multipla a livello della guaina mielinica, la
Glomerulonefrite
a livello renale, la
Tiroidite
al livello della tiroide, ecc.).
CONCLUSIONI
Alla
luce di quanto detto è evidente che negli ultimi anni l’uso
indiscriminato ed inopportuno di farmaci anti-infiammatori sia stato
accompagnato da un forte aumento statistico della patologia
autoimmune.
Pensiamo,
per esempio, a quante persone bloccano sistematicamente infiammazioni e
febbri con farmaci anti-infiammatori o antibiotici oppure ai danni
provocati nei bambini con problemi alle tonsille, ai quali viene
prescritta una terapia con penicillina a lunga azione per la durata di
molti mesi o anche anni. Tutto ciò provoca uno stato di gelificazione
prolungata del connettivo che impedisce la normale, fisiologica
disintossicazione del connettivo stesso e facilita la formazione di grandi
quantità di proteine anomale.
Quanti
di questi bambini da grandi si ammaleranno !
Infatti
nella maggior parte dei casi accade quanto descritto finora ed intorno ai
20-30 o 40 anni, quando compare la malattia autoimmune,
il destino sembra segnato.
Ma
non è così: dalla malattia autoimmune si può guarire.
Occorre
conoscere tutti i possibili meccanismi che facilitano e creano le basi
della malattia: qui abbiamo esposti quelli che, a nostro parere, sono i
fondamentali. Attualmente solo pochi medici ne sono a conoscenza ed hanno
un bagaglio olistico completo che li metta in grado di curare una malattia
autoimmune ed al tempo stesso di rendere più consapevole e
cosciente il paziente nel seguire un protocollo di medicina naturale che
ha già dimostrato di dare risultati eccezionali.
Tratto
da:
http://www.centro-medico-broussais.it/autoimmuni.htm
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