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Dopo un vaccino all'Asl, bimba
contrae la meningite
- Il DRAMMA
L'iniezione praticata era contro
morbillo, parotite e rosolia. Ora la bambina, che ha 2 anni
e mezzo, ha difficoltà a muoversi e a parlare: si tratta di
un disturbo neurologico che durerà a vita
Milano, 1 marzo 2007 - "Uno
spartiacque lungo undici giorni.
Un prima e un dopo nella vita di una bambina di due anni e
mezzo. Il passaggio dalla salute alla malattia che si
consuma drammatico e improvviso. Nel mezzo, una semplice
vaccinazione consigliata prima di andare all'asilo nido.
Un'iniezione che potrebbe essere all'origine di una grave
malattia, un nesso causale difficile da stabilire, e un
modulo firmato (il cosiddetto "consenso informato") intorno
al quale si gioca la partita tra il pubblico ministero - che
avanza la richiesta di archiviazione - e il giudice per le
indagini preliminari - che potrebbe chiedere di riaprire le
indagini".
E' quanto si legge in un articolo di un quotidiano milanese
nelle pagine di cronaca cittadina. "Nel fascicolo, che giace
a lungo in Procura nel tentativo di individuare eventuali
responsabilità mediche, si ipotizza il reato di lesioni
colpose.
Paola (il nome è di fantasia), viene accompagnata dai
genitori alla Asl di Rozzano per una vaccinazione cosiddetta
'trivalente', ovvero contro morbillo, parotite e rosolia.
Non un'iniezione catalogata come obbligatoria, ma tra quelle
“fortemente consigliate” dal ministero della Sanità.
L'azienda sanitaria - come è prassi in questi casi - fa
firmare un documento con il quale mette al corrente il padre
e la madre della bambina dei rischi del vaccino".
"Rischi minimi, certo, - continua il quotidiano - ma
comunque possibili e dunque segnalati. Un elemento, questo,
che secondo il pubblico ministero Maurizio Romanelli è
sufficiente a scagionare i medici da ogni responsabilità e a
chiedere l'archiviazione dell'inchiesta.
Non così per il giudice Giuseppe Gennari, secondo il quale,
invece, resta ancora da capire quanto quel consenso fosse
realmente informato".
"Inoltre, - prosegue il giornale - al Gip spetta anche il
difficile compito di stabilire se esista un nesso tra la
vaccinazione e l'insorgere della malattia.
Perché passa poco più di una settimana, e Paola comincia a
stare male. Undici giorni, per l'esattezza. Undici giorni
durante i quali la bambina comincia a manifestare le prime
avvisaglie di una grave malattia. Mostra le prime difficoltà
di deambulazione, inizia a perdere forza negli arti, ha
difficoltà ad articolare le parole. E più il tempo passa,
più i sintomi peggiorano.
Viene portata in ospedale, dove le viene diagnosticata una
encefalopatia postvaccinica".
E ancora: "Una forma di meningite, un grave disturbo
neurologico che la piccola si porterà per la vita. Dopo la
denuncia dei genitori, la Procura apre un fascicolo a carico
di ignoti.
Ma la documentazione a disposizione del magistrato sembra
scoraggiare ogni iniziativa penale. Di qui, la richiesta di
archiviazione avanzata dal Pm Romanelli.
Non così per il giudice della indagini preliminari, che per
il prossimo 28 marzo ha fissato un'udienza camerale per
ascoltare le parti in causa, chiudersi in camera di
consiglio, ed eventualmente chiedere che l'inchiesta venga
riaperta per approfondire i profili di responsabilità".
Tratto da: Quotidiano.net - Feb 2007
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SAN MARINO:
Obbligati a far vaccinare la figlia di
sei mesi si recano al Centro Vaccinazioni. La piccola si sente male la
sera stessa con febbre altissima e successivamente muore.
Diagnosi: sospetta meningite.
Succede a San Marino (nazione ove
vi sono 12 vaccini obbligatori e quindi vi e' la piu' alta
incidenza di bambini handicappati...della penisola italiana !) dove peraltro esiste
una legge per l'obiezione vaccinale, ma la delinquenza istituzionale non
informa i cittadini dell'esistenza di tale legge ed anzi li terrorizza
portando al macello neonati di sei mesi.
Poi siccome questo paese medievale che fa girare i miliardi parassitati
nel mondo dai burocrati non ha un reparto di "patologia neonatale"
(e questo l'ho provato anche io quando ho perso mia figlia) hanno
spedito la povera neonata in Italia.
Loro per lavarsi la coscienza hanno fatto la profilassi: hanno pulito
l'ambulatorio con la formaldeide e hanno riempito i congiunti di
antibiotici.
In Italia dove la mancata vaccinazione in quanto tale, è stata
depenalizzata con giurisprudenza costante, esiste la possibilità di
dimostrare la mancanza di informazione esaustiva e tranquillizzante
necessaria per l'espressione del cd "consenso informato" da
parte del genitore, questo in quanto l'obbligo, nei paese civili,
prevede il consenso informato e non la coercizione.
Rimangono con l'obbligatorietà Italia e Francia con la situazione in
evoluzione come descritto.
San Marino invece presenta si una legge per l'obiezione, ma
ha un sistema
giudiziario medievale degno di segnalazione ad
Amnesty International !
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CHOC IN ARGENTINA:
Dodici morti durante la sperimentazione di un vaccino.
Dodici bambini di pochi mesi morti mentre erano sottoposti
alla
sperimentazione di un vaccino. Una storia che ha
luogo in una delle zone più povere dell'Argentina, ancora
segnata dalle conseguenze della crisi economica di cinque
anni fa.
La casa farmaceutica in questione è la multinazionale
GlaxoSmithKline (Gsk),
che agli inizi del 2007 ha cominciato la somministrazione di
quindicimila vaccini contro lo pneumococco - un batterio che
può causare malattie respiratorie, meningite ed otiti
- ad altrettanti bimbi minori di un anno in tre regioni del
nord argentino, Mendoza, San Juan e Santiago dell'Estero.
Le autorità sanitarie argentine hanno avviato un'indagine e
sospeso la sperimentazione. Secondo gli autori della
denuncia resa pubblica in questi giorni i genitori, di
origini umili, firmavano senza sapere che si trattava di una
sperimentazione in fase tre, direttamente su umani, di un
farmaco che poteva comportare dei rischi. Secondo la
federazione dei medici argentini, che accompagna i familiari
delle vittime, almeno 12 bambini sono morti per
complicazioni legate alla cura.
Julieta Ovejero ha accettato di raccontare la storia di suo
nipote Gabriel, nato il 22 maggio del 2007 all'ospedale
regionale di Santiago. «I medici hanno diagnosticato
complicazioni respiratorie e lo hanno tenuto in
osservazione. Due mesi dopo sono arrivati i dottori del
laboratorio offrendoci il loro trattamento. Sicuro e
indolore, ci hanno detto, e ci siamo convinti».
Dopo la prima iniezione la salute di Gabriel è peggiorata,
fino alla morte ai primi di ottobre. «Ci hanno restituito il
suo corpicino con due giorni di ritardo perché gli hanno
fatto l'autopsia. I risultati, però, non ce li hanno mai
dati e ancora adesso non sappiamo di cosa è morto».
I responsabili della casa farmaceutica, che sta
sperimentando il vaccino anche in Colombia e a Panama,
negano che i decessi siano legati al farmaco.
Si stanno preparando per la battaglia legale, anche se sono
poche le famiglie disposte a portare avanti la denuncia.
«Sospettiamo - spiegano alla federazione dei medici
argentini - che le vittime possano essere anche più dei
dodici casi registrati ma è difficile scoprirlo perché c'è
molta paura e ignoranza. Denunciamo anche la
complicità delle autorità locali, di medici e primari
che hanno accettato di portare avanti un trattamento del
genere nelle strutture pubbliche».
Sorprendente la dichiarazione di Enrico Smith, il medico
responsabile della cura della Gsk a Santiago dell'Estero.
«Dodici vittime su quindicimila casi - ha spiegato al
quotidiano "Critica" - è un numero molto basso, notevolmente
inferiore ai bimbi che muoiono ogni anno per le malattie
legate al virus dello pneumococco. Chi ci critica non prende
in considerazione il fatto che la mortalità infantile in
queste regioni è molto alta, indipendentemente dalla nostra
presenza».
Il caso vuole che Smith abbia ottenuto la licenza per la Gsk
direttamente da suo fratello, responsabile del dicastero
regionale della Salute, che si è giustificato spiegando che
alla provincia rimarranno in dotazione delle apparecchiature
nuove di zecca donate dalla casa farmaceutica. Sei
bambini morti in meno di un anno nella sua regione non
sembrano convincerlo che qualcosa non va.
«La sperimentazione - ha spiegato Ana Maria Marchese,
pediatra all'ospedale provinciale - è stata spostata dove
sapevano che avrebbero potuto operare senza problemi.
A Cordoba, dove si trova il centro specializzato che studia
i risultati dei test, non hanno ottenuto la licenza. La
legge dice che ci deve essere un'informazione chiara e
completa sui rischi del trattamento, cosa che non è
avvenuta». Ogni famiglia avrebbe ricevuto dalla Gsk un
compenso di ottomila pesos, quanto guadagna un operaio
argentino in un anno di lavoro.
Soldi facili e sicuri, assieme alla promessa di far seguire
il piccolo dai migliori specialisti. Il caso è arrivato in
parlamento con una denuncia firmata da due deputati di
maggioranza e opposizione. In Argentina c'è un altro
precedente tragico che risale al 1980 quando si testò sotto
il regime militare un vaccino contro la rabbia.
Il problema resta per i bambini che hanno iniziato il
trattamento. Secondo gli autori della denuncia, le famiglie
stanno ricevendo costanti pressioni per andare avanti.
«Arrivano a casa tua - spiega la zia di Gabriel - e ti
dicono che se non accetti la cura la polizia potrebbe
portarti via tuo figlio. Molte famiglie sono numerose e
ignoranti, molti genitori firmano senza sapere di cosa si
tratta perché sono analfabeti. Se avessimo saputo che c'era
un rischio anche minimo di perdere Gabriel non avremmo mai
accettato. Adesso possiamo solo piangerlo, nessuno ce lo
ridarà mai più».
Data articolo: agosto 2008 - Fonte:
www.lastampa.it
Commento NdR: i Crimini
delle case farmaceutiche
continuano con la complicita' di politici, organizzazioni
sanitarie, ordini dei medici e
medici stessi !
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