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La tragica notizia dei
militari italiani morti di leucemia ed altre
malattie causate, si dice impropriamente, dall'uso di
proiettili all'uranio impoverito durante la guerra dei Balcani,
è circolata su tutti i giornali italiani tra la fine di
dicembre del 2000 e l'inizio di gennaio del 2001.
Ora i soldati italiani ammalati sono circa 270 (anno 2002),
513 (anno 2006 e continuano ad ammalarsi....) i morti sono ad saliti ad
oltre una cinquantina, e si registrano 10 casi di figli nati con
gravi deformazioni.
ULTIME info ufficiali al 20/09/07, su
morti
e
malati
fra i
militari (circa 170 giovani gia' morti - oltre
2.600
giovani si sono gia' ammalati ) !!! Ed
aumenteranno ancora di piu...purtroppo, perche' sono tutti
super vaccinati ....
1427
di questi militari
ammalati e/o morti NON si e’ MAI recato in zone di guerra,
ne' e' stato a contatto con Uranio impoverito ! ! e' una
strage di stato.....!
Il personale non militare
(non vaccinato) che si e’ recato nei
Balcani, pur essendosi
trovato nelle zone bombardate, NON ha avuto i problemi dei
militari.
Guerra del Golfo, Uranio o Vaccini
?
Comunicato Stampa del Dic. 1995 Universo Bambino per
Mutazioni Genetiche da Vaccino
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Interrogazione Parlamentare
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Contenuto dei Vaccini
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Come si producono i
Vaccini
CASSAZIONE: MORTI URANIO,
NIENTE PROCESSO a MINISTERO DIFESA
Non ci sara' - almeno per ora - alcun processo ai vertici
del Ministero della Difesa in relazione alla morte, a
seguito di tumori, di militari italiani impegnati in
missioni di pace all'estero durante le quali sarebbero
entrati in contatto con l'uranio impoverito.
Lo ha stabilito la Cassazione che ha confermato
l'archiviazione della denuncia dei familiari di Salvatore
Vacca (23 anni) - il caporalmaggiore del 151/mo Reggimento
della Brigata Sassari morto nel settembre 1999 per leucemia
acuta, dopo 150 giorni dal rientro dalla Bosnia - presentata
alla Procura di Cagliari.
Il Gip, il 26 settembre 2005, aveva archiviato il fascicolo
per omicidio colposo aperto contro ignoti. Nell'ordinanza
che metteva fine all'inchiesta si escludeva che ci fossero
gli estremi per sostenere la responsabilita' per ''condotta
colposa omissiva impropria'' dei vertici
dell'Amministrazione militare.
In particolare, la Cassazione - con la sentenza 17693 della
Quarta sezione penale - ha dichiarato ''inammissibile'' il
ricorso presentato dai parenti del caporalmaggiore di Naxis
(Cagliari) contro l'archiviazione.
I supremi giudici hanno infatti ritenuto corretto il
provvedimento del Gip che evidenziava come ''le incertezze
emerse sia sul piano fattuale che sotto il profilo
epidemiologico, in ordine alla possibilita' di individuare
un nesso causale prevalente ed esclusivo tra la
contaminazione da uranio impoverito ed il decesso di
Salvatore Vacca, impediscono di sostenere che la condotta
colposa omissiva impropria dei rappresentanti di vertice
dell'Amministrazione militare e del Ministero della Difesa
abbia potuto avere una efficacia condizionante nella
produzione della morte del militare''.
Senza successo, dunque, i familiari del giovane hanno
sostenuto - davanti ai magistrati di Piazza Cavour - che
l'archiviazione era ''abnorme'' perche' aveva ''un contenuto
assolutorio adottato da un giudice, come il Gip, che non ha
alcun potere in tal senso, dovendosi solo occupare della
fondatezza della notizia di reato''.
Ma la Cassazione ha risposto che l'operato del Gip e'
corretto perche' ''non ha fatto altro che prendere atto
della impossibilita' di accertare la sussistenza
dell'elemento oggettivo del reato ipotizzato dai
denuncianti, sulla base delle attivita' investigative,
peraltro approfondite ed agevolate dalla collaborazione
dell'amministrazione militare, e confortate dai risultati
delle analisi sui reperti biologici''.
Ad ogni modo le indagini per la morte dei militari (quattro
solo in Sardegna) - sottolinea la Suprema Corte - si
possono riaprire ''in qualsiasi momento su richiesta.
ROMA, 05 Maggio 2008 - Ansa.it
Commento NdR: ...ma allora se non e' l'Uranio
impoverito....sono i VACCINI
le sostanze che ammalano ed uccidono i
soldati.....vedi:
Contenuto dei Vaccini
+
Come si producono i
Vaccini
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E' la clamorosa svolta al vaglio ormai da un anno
dell'osservatorio militare permanente coordinato dal
maresciallo Domenico Leggero, che si avvale della
consulenza medico - scientifica di alcuni tra i maggiori
esperti del settore.
"Abbiamo scoperto - rivela Leggero -
che la somministrazione e la posologia effettuata sui
militari non corrisponde alle direttive del Ministero.
Secondo quel documento i dieci tipi di vaccinazioni
avrebbero dovuto essere eseguiti sui ragazzi almeno 28
giorni prima della loro partenza. Al contrario, i
militari sono stati vaccinati sul posto, con richiami
fino a un anno dalla prima vaccinazione".
Il sospetto è, insomma, che le sostanze tossiche
presenti nelle fiale di vaccino, interagendo con un
ambiente fortemente tossico e contaminato quale quello
in cui operavano i militari,
possano aver agito da
attivatori di malattie.
E intanto sono già scattate le richieste di
risarcimento. Ad occuparsi della maggior parte delle
perizie di parte presentate dai militari e dalle loro
famiglie all'Osservatorio, nella speranza di ottenere un
risarcimento danni dal ministero della Difesa, è un
medico di prima linea,
Massimo Montinari, il
primo in Italia ad essersi occupato delle complicanze da
vaccino, sin dal '94, e che attualmente risulta tra i
maggiori esperti del settore, citato persino in buona
parte della letteratura ministeriale piuttosto che
internazionale. Non è un caso perciò, che si ritrovi il
suo nome in almeno due dei procedimenti eccellenti
seguiti all'inchiesta "Uranio".
Il primo riguarda, in particolare, il decesso di
un sottufficiale dell'esercito di Firenze. I controlli
sanitari effettuati prima della sua partenza per la
Bosnia evidenziano che fino all'espatrio, il giovane
aveva goduto di buona salute.
A dicembre 1998, mentre si trovava in servizio a
Sarajevo, aveva presentato sei sintomi simil influenzali.
Il suo stato di salute non era migliorato nei mesi
seguenti. Eppure, a fine febbraio, era stato sottoposto
ugualmente alla vaccinazione antiepatite B. Rientrato
in Italia, da Sarajevo, a marzo, aveva richiesto
ufficialmente un controllo medico che, a detta del
padre, non era stato adempiuto.
A giugno successivo, il suo stato di salute era
peggiorato. Non si placava la tosse stizzosa, il giovane
si presentava molto dimagrito e accusava, per di più, un
dolore acuto al petto. Per questo, verso la metà
di giugno '99, all'Ospedale Careggi di Firenze, il
ragazzo aveva deciso di sottoporsi ad esami radiologici.
Di lì l'amara scoperta: era affetto da Linfoma non
hodgkin a grandi cellule B. Il primo ciclo di
chemioterapia sembrava aver dato risultati, ma appena un
anno dopo, la neoplasia si era ripresentata. Dopo aver
effettuato un secondo ciclo di terapia, le condizioni
del giovane si erano ulteriormente aggravate.
Un'insufficienza cardio-respiratoria lo aveva, infine,
stroncato a dicembre 2000.
Montinari non ha dubbi: alla base della neoplasia del
giovane sottufficiale potrebbero esserci i cicli
massicci di vaccinazioni cui il militare era stato
sottoposto, ben 9 nell'arco di appena due mesi.
E cita, a sostegno della sua tesi, almeno un centinaio
di studi scientifici internazionali. Diversi sarebbero,
secondo il suo parere tecnico, i fattori che potrebbero
aver contribuito all'insorgere del linfoma: l'alta
concentrazione di mercurio ed alluminio presente nelle
dosi vaccinali somministrate, l'ambiente contaminato in
cui le vaccinazioni sono state effettuate, le precarie
condizioni del giovane al momento della
somministrazione.
E i vaccini sarebbero, sempre secondo il dott. Montinari, i
responsabili del diabete mellito contratto da un
altro militare, un sergente maggiore sardo, anch'egli
coinvolto nelle operazioni di Sarajevo nello stesso
periodo.
e tredici vaccinazioni cui il militare era stato
sottoposto nell'arco di un anno avrebbero apportato al
suo organismo 1269 microgrammi di alluminio per ogni
litro di sangue e 116.74 microgrammi/litro di mercurio.
Dosi documentalmente lesive, se si considera che la
quantità di mercurio sopportabile da un adulto in un
ambiente sano è pari a 5 -20 microgrammi per ogni litro
di sangue e quella di alluminio a 6 -11 microgrammi /
litro di sangue.
Quelle recenti di "Uranio", peraltro, sarebbero solo le
ultime di una lunga lista di vittime generata dai
vaccini al veleno. Montinari sostiene di avere al vaglio
almeno una sessantina di cartelle cliniche appartenenti
a militari impregnati in operazioni oltre Oceano, negli
ultimi dieci anni.
"La medicina legale in Italia - sostiene il medico
- sta cambiando atteggiamento sulle correlazioni tra
cause da vaccino e insorgenza post vaccinale,
rivalutando la quantificazione del danno biologico per i
militari". Nell'attesa, al danno si aggiunge la beffa:
per tutti i militari colpiti da malattie più o meno
gravi a seguito di vaccinazioni massicce subite per
operazioni oltre Adriatico, l'unico provvedimento
dell'esercito è stato il loro licenziamento.
Nocivo o no ?
Trentotto militari colpiti, 10 morti, 28 ammalati gravemente: sono i
numeri delle operazioni militari in Kosovo.
I casi segnalati alla commissione del Ministero della
Difesa erano stati complessivamente 64.
Ma 26 non sono stati presi in esame perché la
commissione aveva ritenuto che si trattasse di persone
che "non sono mai state impiegate nei Balcani né in
altre missioni fuori area, oppure affette da patologie
non tumorali o di lieve entità".
Dal canto suo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, a
marzo dello scorso anno, ha emesso un verdetto di
assoluzione sull'uranio impoverito del Kosovo. In 43
pagine di rapporto sono raccolti i risultati della
missione svolta dal 22 al 31 gennaio scorso, dopo averli
fatti esaminare da una task force di quattro esperti.
La missione fu portata a compimento da esperti di
tossicologia, radiobiologia, epidemiologia e ambiente e
salute su richiesta dei vertici dell'Unmik, l'organismo
delle Nazioni Unite che opera in Kosovo.
L'analisi si basò su una serie di informazioni raccolte
sul territorio integrate con "conoscenze raccolte dalla
letteratura internazionale medica, scientifica e
ambientale e dagli esperti dell'Organizzazione mondiale
della sanità anche all'esterno del Kosovo.
Ad allontanare lo spettro di una sindrome dei Balcani
era stata anche la Commissione del ministero della
Difesa, che indagava sui casi di leucemia acuta e di
linfoma non Hodgkin verificatisi a Sarajevo.
Franco Mandelli, l'ematologo presidente della
commissione scientifica, precisava quasi un anno fa che
non era stata "riscontrata alcuna contaminazione di
acqua, latte, viveri, edifici ed oggetti" e che "la
letteratura scientifica internazionale non documenta una
correlazione tra i linfomi non Hodgkin e l'esposizione
alle radiazioni da uranio".
Un ulteriore studio compiuto in America per volontà
diretta del Pentagono dimostrava altre due verità
scientifiche.
La prima: il rischio di radiazioni è molto basso proprio
perché questa sostanza è poco radioattiva.
L'uranio impoverito è radioattivo il 40% in meno
rispetto all'uranio normale, contenuto nell'aria,
nell'acqua e nel cibo che si consuma ogni giorno.
Secondo il rapporto Clinton, "nessun tipo di cancro
umano può essere ricondotto all'esposizione di uranio
naturale o impoverito".
La seconda: "l'uranio impoverito, per tossicità, è
simile al nichel. L'inalazione o l'assunzione di polveri
può provocare effetti collaterali. Ma come qualsiasi
altra sostanza chimica tossica"
Commento: come mai non hanno voluto prendere in
considerazione i Vaccini, come causa delle sindromi
?....per continuare a vaccinare impunemente !
vedi anche:
Ruolo dei Vaccini nella Guerra del Golfo
+
Contenuto dei Vaccini
+
Uranio e Vaccini - 1
+
Uranio e Vaccini - 2
+
Guerra del Golfo, Uranio o Vaccini ? +
Come si producono
i Vaccini + Uranio
1 +
Uranio 2
+
Uranio Impoverito o Danni dei Vaccini ?
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