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Vaccinazioni,
ricerca scientifica e diritto alla salute
(By Marinella Leo
- Comilva)
Introduzione
La
storia delle vaccinazioni
è costellata di
inverosimiglianze ed inganni. Da quando Jenner volle "vaccinare"
invece di "vaiolizzare", fino alla ricerca attuale di un vaccino
contro l’AIDS, tutto si fonda sul condizionamento delle menti.
La nostra società accoglie favorevolmente i
vaccini. Noi siamo diventati dei consumatori dipendenti, sempre desiderosi
di averne di più. Le case farmaceutiche multinazionali l’hanno capito
bene e alimentano questa dipendenza.
Ciò che i mass media pensano del vaccino rispecchia anche la concezione che
hanno della malattia, del ruolo del medico e di ciò che significa farsi
carico della propria salute a livello individuale e collettivo.
Il
vaccino evita che ciascuno si responsabilizzi e s’impegni in prima persona.
Le
prime vaccinazioni avvennero quando ancora
non si sapeva quasi nulla di microbi, di virus e di sistema immunitario.
Benché fondata su conoscenze insufficienti, la vaccinazione fu velocemente
promossa al rango di pratica medica generalizzata, di routine che non verrà
più messa in discussione, divenendo così sempre più simile a un dogma che
a una scienza in evoluzione – perché in effetti più vicina alla fede che
alla scienza.
Questa pratica è stata imposta al mondo
intero per mezzo di campagne vaccinali messa in atto da sostenitori convinti
di aver trovato in questa pratica una panacea, ed è stata imposta al mondo
intero per mezzo di campagne vaccinali, calendari vaccinali, estesi
programmi di vaccinazione, leggi sull’obbligo vaccinale ecc.
È diventata un’ideologia per la quale
dobbiamo essere pronti ad "immolare" un piccolo numero di
individui al fine di salvaguardare la comunità.
L’avventura della vaccinazione è
cominciata alla fine del 18° secolo quando il medico inglese
Edward Jenner,
per proteggere gli uomini dal vaiolo, pensò di inoculare in essi il vaiolo
bovino, malattia specifica dei bovini ma ritenuta "simile" al vaiolo
umano.
Il successo che questo metodo conobbe, in
particolare fra le classi agiate presso le quali fu magnificato da alcuni
luminari, ha mascherato la realtà dei fatti, così come la viva opposizione
che questa pratica aveva generato fin dall’inizio.
Cosa fece Jenner ? Semplicemente
sostituì il
pus vaioloso che si trasmetteva da un braccio all’altro tramite la variolizzazione,
con del pus prelevato dalle mucche.
In seguito questo pus
è stato sottoposto ad alcuni processi di purificazione, ma quel primo
vaccino era totalmente artigianale ed empirico e fu somministrato tale e
quale a migliaia di persone in tutto il mondo.
Si aprì così la via ad una
contaminazione più complessa e
subdola. Infatti era la prima volta che si introduceva
scientemente e direttamente nel corpo umano un elemento di un’altra
specie, cioè del DNA, dei
geni provenienti da un animale e, per di più, da
un animale ammalato.
Noi rischiamo d’altronde di non poter
misurare le conseguenze di questo avvenimento se non tra diverse decine o
centinaia di anni.
L’uomo, alla fine del 18° secolo, diede il via allo
sconvolgimento dell’ecosistema facilitando il passaggio di microrganismi
da una specie ad un’altra. La barriera tra specie e specie era stata
oltrepassata: cominciava "l’animalizzazione" dell’uomo o
"la minotaurizzazione della specie umana", secondo i termini usati
da Pierre Darmond nella sua opera La Longue Traque de la Variole (Editions
Perrin, 1986).
Questo aspetto della vaccinazione sfugge spesso alla
considerazione.
L’osservazione aveva dimostrato che,
generalmente, una volta contratta una malattia infettiva, in seguito non si
manifestava più.. Da questo fatto nacque l’idea di inoculare elementi
microbici o virali – dei quali si è attenuata la tossicità – al fine
di provocare la malattia in forma leggera, ma tale da suscitare una reazione
dell’organismo e così da proteggerlo contro un ulteriore attacco, più
massiccio, di questa stessa malattia: si parla allora di immunizzazione.
L’idea non era priva di fondamento e di interesse. Era necessario però
assicurarsi dell’esattezza dei meccanismi in gioco e dell’innocuità del
procedimento.
Non tutta la scienza medica ha appoggiato
la teoria vaccinale: Béchamp contro
Pasteur.
Antoine Béchamp (1816 – 1908) fu
uno dei più grandi scienziati del XIX secolo. Medico, chimico,
naturalista, biologo, fu professore di chimica medica e farmaceutica presso
la Facoltà di Montpellier, professore di biochimica e fisica
all’Università di Parigi, poi Preside della libera facoltà di Lille.
Dimostrò l’esattezza delle osservazioni di Claude Bernard
sull’importanza del terreno specifico di ciascun individuo e fu il primo a
comprendere l’origine microbica delle patologie infettive. Nonostante ciò,
la sua opera è quasi sconosciuta perché è stata sistematicamente
discreditata e falsificata a vantaggio degli interessi personali di Pasteur.
Béchamp riteneva che i microbi fossero un
"processus": provenienti da
un’unica fonte [delle particelle "prebatteriche" presenti in
tutte le strutture organiche, dette "microzini"], essi possono
cambiare dimensioni e forma secondo lo stato di salute dell’organismo nel
quale vivono [….]
Le sue tesi sono state poi confermate da
molti altri ricercatori e, nel 1980 alcuni batteriologi (Sorin, Sonea,
Panisset, Naessens) hanno confermato che il polimorfismo batterico era un
fatto scientifico inconfutabile: "se si sconvolge il mondo dei batteri
con il nostro intervento, le conseguenze possono arrivare a compromettere la
vita sulla terra", essi affermano.
Alcuni studi hanno egualmente dimostrato che
i batteri possono trasformarsi in virus in funzione di ciò che gli viene
dato come substrato nutritivo (cfr. S. Sonea e M. Panisset in Introduzione
alla nuova batteriologia, stampa dell’università di Montréal, 1980).
Béchamp, fondatore dell’enzimologia, ha
identificato minuscoli corpuscoli, più piccoli della cellula: i microzimi.
Questi ultimi sono all’origine della vita e li si ritrova tanto
nell’uomo che nell’animale, nel vegetale o nei microrganismi.
Nell’uomo la loro forma varia secondo lo stato complessivo del terreno nel
quale essi vivono e del quale si nutrono.
La malattia si manifesta quando uno squilibrio turba le normali funzioni dei
microzimi. Quando lo stato di salute è alterato (dalla malnutrizione, da
un’intossicazione o da stress fisico o psichico), il microzima si
trasforma in germe patogeno, cioè in un microbo !
Per Antoine Béchamp lo stesso microbo può
assumere più forme adattandosi all’ambiente nel quale vive: è la teoria
del polimorfismo, le cui conseguenze, se fosse stata presa in
considerazione, avrebbero rivoluzionato il nostro approccio alla salute ed
alla malattia.
Per i seguaci di questa teoria è sufficiente
rafforzare la salute dell’individuo perché i germi patogeni che esso
ospita ritrovino la loro forma originale di microzimi e la loro funzione di
pacifici protettori.
Rinforzando il
Terreno i microbi
scompaiono e con essi la malattia.
Riassumendo, per Pasteur il microbo provoca
la malattia. Per Béchamp è la malattia che genera il microbo.
Queste posizioni contrapposte si fronteggiano ufficialmente da oltre 100
anni. Secondo la tesi su Antoine Béchamp di 250 pagine di Marie Nonclercq,
dottore in farmacia: dalla lotta che l’opponeva a Pasteur, il Prof.
Antoine Béchamp uscì sconfitto. Non perché propugnasse false teorie, ma
perché Pasteur a quell’epoca disponeva di alcune carte vincenti. […]
Pasteur aveva anche un altro vantaggio: sapeva falsificare gli esperimenti e
i risultati che gli servivano per sostenere le sue teorie. Le falsificazioni
commesse da Pasteur ci sembrano oggi incredibili.
Ad un esame approfondito
quindi, i fatti si opponevano alle idee sviluppate da Pasteur nel campo
della batteriologia. […] Pasteur ha volontariamente ignorato i lavori di Béchamp,
uno dei grandi scienziati francesi del XIX secolo la cui opera considerevole
nel campo della chimica di sintesi, della biochimica e delle patologie
infettive è quasi totalmente misconosciuta perché è stata
sistematicamente falsificata, denigrata per gli interessi personali di un
illustre personaggio (Pasteur) che aveva diversamente da Béchamp il genio
della pubblicità. E di ciò che si dicono oggi le "relazioni
pubbliche".
Già dieci anni fa nel lavoro "Medicina ed igiene" di Ginevra il
23 marzo 1983 il Dr. Rentschnick, la cui ortodossia medica non può essere
messa in dubbio, scriveva: "non credo si tratti di un’inutile
polemica di storia.
Non è affatto proibito riesaminare il passato quando si sono verificati
chiari abusi di potere da parte di un grande patron. Ci sono già stati casi
simili, anche a livello di premio Nobel".
Da suo letto di morte, Pasteur avrebbe
affermato che Claude Bernard aveva ragione, il microbo non era niente, ed il
terreno era tutto. In effetti, se il microbo fosse stato il solo
responsabile, come si poteva spiegare il fatto che le infermiere che
curavano i tubercolotici non venivano contagiate, mentre altri soggetti,
molto meno esposti al bacillo, si ammalavano molto rapidamente? Ponendosi
questa domanda Claude Bernard arrivò a sviluppare la nozione di
suscettibilità naturale alla malattia, riconoscendo che doveva esistere una
tendenza innata od acquisita a sviluppare certe patologie.
Il 7 giugno 1906 il giornale Le médecin
pubblicava una lettera indirizzata dal Prof. Béchamp al suo collega il Dr.
Vindevogel: […] lo sapete meglio di me,
tutta la medicina ufficiale, a partire dal vaiolo, dalla tubercolosi, fino
alla più volgare delle enteriti, è preda dei sistemi preconcetti che, per
sostenersi, cercano i fatti e al bisogno, se li inventano e li immaginano.
Non c’è niente da fare, contro ogni buon senso si vaccinerà e si
inoculerà […] per uccidere il microbo e la folla incosciente approverà.
Avremo molto da scrivere per provare che ci si inganna e che si viene
ingannati, niente da fare: povero spirito umano!
Per anni Ethyl Douglas Hume ha esaminato gli
archivi di Pasteur ed in un libro pubblicato nel 1947, Béchamp o Pasteur?
Un capitolo perso della storia della biologia, testimonia in netto
sfavore del nostro celebre fondatore della microbiologia e della
vaccinazione: Pasteur, uomo ambizioso,
opportunista e geniale nell’arte di promuoversi, plagiò, poi volgarizzò
i lavori di Béchamp. Rubò l’idea di piccoli organismi responsabili ma
non rivelò che una parte delle scoperte di Béchamp. Pasteur decretò che
questi piccoli organismi venivano soltanto dall’esterno.
Egli omise di
dire che all’aria aperta i microbi ed altri microzimi morbili (anormali)
perdevano rapidamente la loro virulenza. E la menzogna si perpetua da allora
[…].
Perché si pensa che le vaccinazioni
debbano conferire un’immunità ?
Cercherò di non dilungarmi su altri aspetti
legati alla natura dei meccanismi vaccinali e al metodo di preparazione e di
conservazione dei vaccini, anche se si tratta di un punto importante, perché
su questa materia si tende a fare di tutta l’erba un fascio per proteggere
il dogma vaccinale.
I vaccini vengono ‘pensati’ e prodotti dalle case
farmaceutiche in funzione delle vendite e dell’andamento del mercato, e la
salute del singolo viene sempre in secondo piano.
Farò comunque alcune considerazioni sulle quali ognuno di voi potrà
riflettere..
Sarebbe bene fare alcune precisazioni su
questo termine. L’immunità è la nostra capacità di resistere alle
malattie, risultato dell’attività del nostro sistema immunitario, il
quale regola le difese per preservare ciò che ci appartiene e che ci
definisce. La funzione del sistema immunitario è dunque di preservare la
nostra identità biologica, il nostro ‘Io’. Il nostro corpo è un tutto
integrato e i diversi sistemi che reggono la nostra vita funzionano in
stretta collaborazione reciproca: non si può danneggiare uno di essi senza
che ci siano delle ripercussioni sugli altri.
Così, quando agenti patogeni
o choc fisici o psichici minacciano il nostro equilibrio, il sistema
immunitario si organizza e mette in moto un ingranaggio di elementi che
hanno tutti un ruolo importante, ognuno al proprio livello. La mobilitazione
di tutti questi elementi sarà tanto più grande quanto più violento sarà
l’attacco.
A volte le nostre difese sono insufficienti, la nostra vita è
in pericolo, ma il sistema immunitario è un meccanismo potente, di grande
precisione e di una sorprendente efficacia: può far fronte a tutto, sempre
che gli si forniscano i mezzi per funzionare in modo ottimale.
Alla nascita questo sistema non è ancora
completamente elaborato. Occorreranno almeno due anni perché si perfezioni
e diventi autosufficiente. Durante i primi mesi il neonato è protetto dagli
anticorpi trasmessi dalla madre: non ha ancora un’identità propria. A
poco a poco questa immunità "passiva" sarà sostituita da
un’immunità che gli è propria e che si costituirà tramite il contatto
con i germi che egli incontrerà. In seguito, questa immunità sarà una
corazza prodigiosa che permetterà al bambino di affrontare le aggressioni
della vita, che non mancheranno di mettere alla prova la sua robustezza,
come malattie infantili, crisi psicologiche, trasformazioni fisiche che
marcano le fasi di crescita e che lo aiuteranno a costruire la sua
personalità. In questo magnifico programma costruito su misura per ogni
individuo, le vaccinazioni appaiono come elementi perturbatori
incontrollabili.
Nella sua opera: Constitution des
organismes animaux et végétaux, causes des maladies qui les atteignent
("Costituzione degli organismi animali e vegetali, cause delle malattie
che li colpiscono") (Editions du Laboratoire de physiologie génerale,
3 voll., Parigi 1926, 1936, 1946) Jean Tissot, professore di fisiologia
generale al Museo di Storia Naturale, che ha studiato sperimentalmente in
vivo ed in vitro lo sviluppo dei microbi, ci mette in guardia:
L’immunità
tramite vaccinazione non si acquista se non conferendo all’individuo la
fase cronica della malattia che si vuole precisamente evitare, fase cronica
che comporta in un avvenire vicino o molto lontano delle pericolose
complicazioni.
Noi viviamo in simbiosi con i microbi.
Essi
ci circondano e sono in noi. Non bisogna dimenticare che tutti questi germi
sono vivi e che di conseguenza hanno bisogno di nutrirsi e di riprodursi
come tutti gli esseri viventi. Approfittando del supporto che l’organismo
umano conferisce loro, essi tenteranno di trovare una nicchia entro la quale
espletare le proprie necessità vitali. I microbi non tentano di attaccarci,
vogliono soltanto vivere e non hanno più intenzioni patogene di qualsiasi
essere. Fare dei microbi i nostri nemici è entrare in una logica di
guerra che va contro tutti i processi naturali e mette in pericolo
l’ecosistema.
Le ricerche di scienziati come Antoine Béchamp, Jean Tissot, R.R. Rife, Léon
Grigoraki, Gaston Naessens, per citarne solo un piccolissimo numero, li
hanno tutti portati ad enunciare la stessa teoria: gli elementi più
piccoli che presiedono alla vita sono dotati di un potere di trasformazione
che permette loro di rivestire diverse forme e di compiere diverse azioni
nel nostro corpo.
Ne segue che non sono i germi a provocare
le malattie, ma la rottura dell’equilibrio metabolico. I microbi
proliferano quando l’organismo è alterato e disorganizzato. Certi agenti
patogeni possono persistere nei tessuti senza causare danni, altri possono
scatenare una malattia, malgrado la presenza di anticorpi.
L’uomo è
ossessionato dal pensiero che la polio possa uccidere o handicappare per
sempre, quando milioni di bambini sono "infettati" da questo
virus, che è un ospite commensale degli intestini, senza essere affetti
dalla malattia.
In natura nulla si perde, nulla si crea,
nulla muore, tutto si trasforma. L’infinitamente piccolo muta senza
tregua.
Un virus può trasformarsi in bacilli poi in muffa o fungo e viceversa. La
maggior parte degli elementi della vita sono sottoposti a cicli e sono
proteiformi.
Il biologo russo Bochian ha provato che gli
elementi del filtrato contenuti nella tubercolina potevano riprendere la
loro forma integrale di bacilli e diventare patogeni (conviene a questo
punto riferirsi agli esperimenti pubblicati su Studi Sovietici nel
luglio 1950). I microrganismi sono principalmente endogeni e sono componenti
di elementi vitali più complessi. La loro funzione è di partecipare al
mantenimento della vita.
Nel suo articolo pubblicato nel 1984 ed intitolato
"Una causa possibile dell’AIDS e di altre nuove malattie", che
tratta dell’origine dell’apparizione dell’AIDS e di altre nuove
malattie, il Professore Richard Delong, virologo dell’università di
Toledo negli Stati Uniti, scrive: tutto
porta a credere che un equilibrio affidabile esiste tra il sistema
immunitario umano ed i virus naturali. Rompere questo equilibrio potrebbe
avere delle conseguenza imprevedibili.
(Med. Hypotheses,
vol 395, n. 13, 1984)
Già nel 1883, John Shaw Billings,
l’eminente specialista della salute pubblica, aveva detto: "È
importante notare che la semplice introduzione di microbi in un organismo
vivente non provoca automaticamente la loro moltiplicazione e la malattia.
La condizione dell’organismo stesso ha una grande influenza sul risultato".
Cosa
contiene un vaccino ?
La produzione classica utilizza innanzitutto:
un antigene virale o batterico, cioè un germe (un virus o un batterio)
ucciso, generalmente con del formolo o con un forte calore, oppure vivo, ma
attenuato.
I vaccini batterici possono essere interi, cioè contenere il
batterio intero (esempio il vaccino contro la pertosse), oppure acellulari e
contenere soltanto frammenti antigenici estratti dal batterio. I vaccini
contro la difterite ed il tetano sono delle "anatossine",
contengono cioè soltanto la tossina (attenuata) responsabile della malattia
e prodotta dal batterio.
Per fabbricare vaccini contro i virus occorrono
colture di cellule (un virus non ha autonomia, non può vivere che
all’interno di una cellula). Per queste colture si utilizzano molto spesso
degli elementi prelevati da animali (esempio: rene di scimmia per il vaccino
contro la polio, ovaio di criceto per il vaccino contro l’epatite B,
cervello di coniglio per il vaccino contro la rabbia, embrioni di pollo per
il vaccino contro gli orecchioni) o dei feti (esempio vaccino contro la
rosolia).
Per assicurare una produzione industriale dei
vaccini, è necessario disporre a ritmo continuo di cellule, a partire da un
ceppo vaccinale (esempio: ceppo Vero per il vaccino antipolio); queste
cellule vengono cancerizzate perché si riproducano all’infinito. L’uso
di queste colture cellulari continue pone dei problemi di purezza.
Il
rapporto 747 dell’O.M.S. (1986) metteva in guardia contro l’uso di
substrati cellulari per la fabbricazione di vaccini in quanto possono essere
contaminati da virus sconosciuti come l’SV 40 responsabile di tumori, da
DNA contaminante o da proteine trasformanti.
Inoltre le colture cellulari non possono
crescere se non ricevono del cibo, generalmente del siero di vitello che
contiene dei fattori di crescita (cfr. National Cancer Institute
Monograph del 29 dicembre 1968, pp. 63-70).
A questo proposito ci si può
chiedere se non esistano rischi di propagazione di
prioni.
Al fine di eliminare qualsiasi contaminazione
batterica delle colture cellulari, frequente nei laboratori, è necessario
utilizzare degli antibiotici, per esempio della neomicina, pericolosa per
gli allergici (esempio: vaccino Pentacoq).
Così, per il Dr. Jean Pilette, medico belga che ha studiato in modo
particolare il vaccino contro la polio, "qualsiasi prodotto
proveniente dalla materia vivente pone un’incognita"(La
Poliomyelite … quel vaccin ? Quel
risque ? -
Editions de l’Arounde, 1997, p. 162)
Perché i vaccini siano più attivi si
aggiunge alla preparazione vaccinale un adiuvante dell’immunità,
suscettibile di aumentare le risposte immunitarie che, senza di esso,
rischiano di non esserci affatto. Ai nostri giorni viene utilizzato
essenzialmente dell’idrossido di alluminio. Si tratta di un prodotto
chimico che provoca spesso delle gravi allergie.
Da diversi anni l’alluminio è incriminato per il Morbo di Alzheimer,
eppure lo stesso è presente in ogni dose di vaccino contro epatite B,
difterite, tetano, pertosse, polio.
Infine la maggior parte dei vaccini contiene
conservanti a base di mercurio, stabilizzanti, antibiotici e
formolo.
In breve i vaccini contengono diversi
prodotti tossici potenzialmente pericolosi che obbligano il nostro corpo a
riconoscerli e poi a neutralizzarli, se questo è possibile.
Questi meccanismi sono diversi da quelli che
si producono al momento dello sviluppo delle malattie naturali.
La
vaccinazione mobilita in modo considerevole il nostro sistema immunitario,
contrariamente alla malattia naturale.
Attualmente alcuni vaccini sono prodotti
tramite l’ingegneria genetica. Ciò significa che non si utilizza il virus
o il batterio, ma si isolano certi segmenti dei loro cromosomi e se ne
innestano altri per ottenere degli elementi ibridi che non esistono in
natura. Non si tratta di vaccini ‘sintetici’ ma ‘ricombinati’;
dunque si tratta di una manipolazione di materiale vivente. I frammenti
antigenici ottenuti vengono in seguito coltivati su substrati (esempio dei
lieviti per il vaccino dell’antiepatite B), e poi si aggiungono alla
preparazione gli stessi adiuvanti, conservanti, antibiotici ecc. dei vaccini
classici.
L’informazione data dai mass media è che
questi vaccini sono più puri, quindi meno pericolosi. Invece essi possono
attivare degli oncogeni, disattivare degli antioncogeni, alterare o spostare
dei geni. Possono dunque essere dei fattori di cancerizzazione a lungo
termine.
I
Danni da Vaccino
Secondo la comunità scientifica il
numero dei danneggiati da vaccino è esiguo e lo dimostra con
"statistiche attendibili".
L’Associazione Danneggiati da Vaccino ha
verificato dette statistiche: dal 1996 al gennaio del 1999, dopo la prima
dose dell’antipolio Sabin, si sono ammalati di poliomielite post-vaccinica
8 bambini (già ufficialmente riconosciuti dal Ministero della Sanità),
pari ad 1 caso ogni 200.000 circa.
I
dati diffusi dalle Istituzioni sono i seguenti:
Prof. Silvio Garattini, dell’Istituto Mario Negri di Milano,
1 caso ogni 500.000;
-
Prof.
Alberto Ugazio, di Brescia, 1
caso ogni 750.000;
-
Dott.
Gobio Casali, di Mantova, 1 caso ogni 7.000.000;
-
Dott.
Francesco Tancredi, di Napoli, 1 caso ogni 1.000.000;
-
Consiglio
Superiore di Sanità, 1 caso ogni 2.200.000;
-
O.M.S.,
1 caso ogni 6/700.000;
-
Istituto
Superiore di Sanità, con le statistiche in suo possesso fino al 1995: 1
caso ogni 4.000.000. Ipotizza però, che alcuni "danni siano
sfuggiti" oppure che non sia stato possibile effettuare una
diagnosi certa a causa di un "non corretto prelievo" dei
campioni biologici da esaminare…!
Come si può rilevare, i dati ufficiali, purtroppo,
sono stati smentiti sul campo, e la denuncia
dell’Associazione ha costretto il Ministero della
Sanità alla sostituzione del
vaccino per
la polio Sabin, con il Salk.
I danni da vaccino sono solitamente
permanenti, generalmente non vengono scoperti subito dopo la vaccinazione,
spesso occorre aspettare settimane e per il riconoscimento è necessario
tener presente la data di vaccinazione e la data in cui si sono manifestati
i sintomi.
Un danno assolutamente sottostimato è
l’encefalite postvaccinica.
Il Prof. Lucksch dell’Università di Praga
tra il 1924 ed il 1927 pubblicò diversi studi provando il collegamento
causale tra i danni cerebrali e una precedente vaccinazione. Fu il patologo
olandese De Vries a definire l’encefalopatia postvaccinica, in quanto
dimostrò che il cervello dei bambini a causa della propria immaturità non
è in grado, fino al terzo anno di vita, di reagire al danno causato dalla
vaccinazione in un certo modo, che noi chiamiamo ‘infiammazione’, e di
conseguenza nei primi tre anni si crea un edema cerebrale enorme che può
raddoppiare il peso del cervello.
Per il riconoscimento di questa patologia non
esistono analisi di laboratorio, radiografie o altro, è necessario invece
che il genitore abbia cura di tenere un diario nel quale indicare quando il
bimbo ha sorriso la prima volta, quando ha sollevato la testa, quando ha
emesso il primo gorgheggio, ha avuto un contatto visivo, ogni osservazione
utile ad indicare l’evoluzione del suo sviluppo.
Il danno si può evidenziare con
irrequietezza, paura, irritabilità, oppure con una notevole insicurezza di
movimento e reazione, sonnolenza, apatia e torpore fino alla perdita di
coscienza, può manifestarsi con disturbi come vomito, discromia cutanea,
aumento della temperatura, e spesso il bambino strofina la testa contro gli
oggetti a causa di un’emicrania. I sintomi principali sono letargia ed
inversione del sonno, mancanza di interesse, grida immotivate. In caso di
convulsioni epilettiche, se l’epilessia è stata provocata dalle
vaccinazioni e non è congenita, la crisi non si riesce ad eliminare con i
farmaci appropriati.
Negli ultimi 15 anni il numero di persone che
soffrono di diabete negli Stati Uniti è salito 300 volte a causa dei
vaccini, secondo il Center for Empirical Medicine di Waschington DC.
Le
ricerche hanno dimostrato che i vaccini della pertosse, rosolia, orecchioni
agiscono in modo negativo sul pancreas e sulla produzione dell’insulina,
portando al diabete.
In Nuova Zelanda alcuni ricercatori stanno
studiando il possibile collegamento tra un programma di vaccinazioni contro
l’epatite B e il consistente aumento di diabete nei giovani che ne è
seguito.
Il Dr. Andrei Wakefield, che il 27.2.1998
pubblicò su The Lancet uno studio nel quale si metteva in relazione
la vaccinazione contro la rosolia e l’autismo, sviluppato in concomitanza
a gravi disturbi intestinali, è stato invitato a dimettersi perché le sue
ricerche sono troppo impopolari.
In Giappone alcune famiglie hanno
vinto la causa contro lo Stato: la Corte ha intimato di pagare 115 milioni
di yen alle famiglie i cui figli sono stati danneggiati dal vaccino MMR. In
Inghilterra circa 1500 famiglie hanno citato in giudizio e chiesto un
risarcimento alle ditte Aventis Pasteur MSD, GlaxoSmithKline e Merck per i
danni riportati dai loro bambini dopo l’assunzione di un vaccino MMR. I
loro figli hanno contratto gravi malattie intestinali e neurologiche.
Gli effetti a lungo termine dei
vaccini non sono stati molto studiati. Le ricerche attuali si basano sulle
possibili correlazioni tra i vaccini, le malattie autoimmuni e i disturbi
neurologici (sclerosi multipla, paralisi cerebrale, sindrome di Guillan Barrè,
il cancro e l’AIDS). Il Dr. Moskowitz ha recentemente concluso che il
processo innaturale della vaccinazione può condurre allo sviluppo di virus
lenti nel corpo che potrebbero essere la causa delle malattie croniche meno
curabili oggi. Egli osserva che queste malattie possono essere notevolmente
più gravi della malattia originale, dato che coinvolgono strutture molto più
profonde e organi più vitali.
Harold E. Buttram e J. C. Hoffman hanno
identificato un effettivo calo di resistenza nell’organismo risultante
dalle vaccinazioni, e ci mettono in guardia contro la possibilità di un
malfunzionamento diffuso ed irriconoscibile del sistema immunitario indotto
da vaccino. Osservano anche che questo effetto è spesso ritardato,
indiretto e mascherato, e che la sua natura viene raramente riconosciuta.
Un altro danno di cui si sospetta una
correlazione con le vaccinazioni è la Sindrome della Morte in Culla o
SIDS.
Si deve tener presente che nei vaccini sono
contenuti virus estranei estremamente pericolosi, per esempio il virus SV 40
contenuto nel vaccino contro la polio (nel dopoguerra il vaccino veniva
coltivato sul rene di scimmia dove vive il virus).
La dottoressa americana Eva Sneed stabilì che il virus
SV 40 era quasi
identico al virus dell’AIDS HIV, e successivamente emerse che l’SV 40
appartiene agli slow virus che hanno una fase di latenza di
trent’anni.
Nel corpo degli animali vivono virus in grado di reagire in modo
completamente nuovo se entrano in contatto con un organismo diverso dal
quale provengono e che hanno la facoltà di provocare effetti patologici a
lungo termine i quali possono diventare pericolosi quando si stabiliscono in
un individuo di altra specie. I vaccini, appunto, vengono prodotti e
coltivati su organi di diverse specie animali. I virus lasciano trascorrere
anche diversi anni dal momento dell’infezione all’insorgenza della
patologia e causano malattie dal decorso estremamente lento e
strisciante.
La causa ipotizzata è una reciproca interazione di virus.
È appunto allo
studio l’ipotesi che patologie cronico-degenerative del sistema nervoso
centrale possano essere causate da infezioni di questo tipo.
Questi virus, detti prioni, sono per lo più resistenti nei confronti delle
misure più diffuse atte ad inibire l’attività di germi patogeni, che si
tratti di batteri o di virus.
La situazione attuale
L’Italia è l’unico paese europeo
in cui la vaccinazione contro l’epatite B è obbligatoria; gli altri
obblighi riguardano l’antipolio e l’antidiftotetanica. In Europa invece
la situazione è diversa, i Paesi del Nord hanno la libertà di scelta,
mentre in Francia l’obbligo è per 4 vaccini (polio tetano difterite,
TBC), in altri esiste l’obbligo solo per uno o due, per es. la polio in
Belgio.
In Italia oltre alle 4 vaccinazioni obbligatorie, il Ministero della Sanità
ha varato un Piano Nazionale vaccini nel 1999 al fine di promuovere campagne
di vaccinazioni per il morbillo, la rosolia, la parotite, la pertosse e l’haemophilus
influenzae tipo B, da effettuarsi tra il primo ed il secondo anno di età.
I piani sono già esecutivi in diverse regioni e praticamente a un bambino
nel primo anno di vita vengono somministrati complessivamente 28 principi
vaccinali. In Veneto si propongono ulteriori vaccini, fino ad arrivare a 35.
Attualmente i nuovi nati tra i 60 e i 90
giorni di vita vengono invitati per la somministrazione della prima dose
vaccinale, e dal momento che non esiste un’unica fiala per le vaccinazioni
obbligatorie (polio, tetano difterite epatite B) il genitore si trova a
dover scegliere se effettuare tre iniezioni differenti per le quattro
vaccinazioni obbligatorie (una per gamba e una sul gluteo), oppure
un’unica iniezione (contenente sei vaccini diversi: polio, epatite, tetano
difterite, haemophilus, pertosse). Non c’è da meravigliarsi se un
genitore poco informato sugli effetti collaterali provocati dai vaccini
scelga di far bucare una sola volta il proprio figlio e non tre, considerato
tra l’altro che il mercurio è ancora presente nei singoli vaccini mentre
è assente nel vaccino esavalente.
Nonostante il fatto che il primo obbligo
vaccinale risalga al 1939 (antidifterica) oggi non esiste in Italia un
sistema efficace di vaccino-vigilanza e, purtroppo, l’obbligatorietà ha
portato a convinzioni preconcette e a pratiche di routine che niente hanno a
che fare con una seria ricerca scientifica.
Infatti, se da una parte le
leggi vaccinali (L. 51/66: antipolio;
L. 419/68: antitetanica; L. 165/91: antiepatite B) impongono l’obbligo, la
legge 210/91 per l’indennizzo in caso di danno da vaccino prevede che
venga effettuata l’informazione sui rischi connessi alla pratica vaccinale.
In realtà nessuno spazio è lasciato al
dubbio che i vaccini possano far male, e niente si fa per informare i
genitori sugli effetti collaterali. Non solo, ma alla faccia della tanto
decantata professionalità, non è normalmente un pediatra che visita il
bambino prima della vaccinazione, bensì un medico della ASL.
I bambini vengono tutti vaccinati con
le stesse identiche modalità. È lo Stato stesso a predisporre i calendari
e a farsi tutore di questo atto medico, e di conseguenza nessuno viene
sfiorato dall’idea che ogni individuo è diverso dall’altro e risponde
in modo diversificato ad uno stesso atto medico. Anche se oggi si parla
tanto di malattie iatrogene e di reazioni avverse da farmaco, il principio
della vaccinazione passa sopra a qualsiasi altra considerazione.
Lo Stato, imponendo per legge
l’obbligo vaccinale e affidandone ad una numerosa burocrazia
l’esecuzione, ottiene i seguenti effetti.
I servizi vaccinali pubblici non ritengono necessaria una corretta
informazione. Infatti i genitori si vedono recapitare un invito che
sottolinea l’obbligo e i generici vantaggi dei vaccini ma nel quale, per
esempio, non viene neppure indicata la ditta che produce il prodotto. Ai
genitori non viene fornita la scheda tecnica dei vaccini, per cui essi hanno
a riguardo di questi ultimi meno informazioni che per un farmaco di
libera vendita.
-
I
genitori pertanto non vengono informati degli effetti collaterali che i
vaccini possono comportare.
La popolazione e i mass media sono convinti che la vaccinazione sia
completamente esente da rischi: è d’uso comune l’espressione
"maggiorenne e vaccinato", che trasforma la vaccinazione in
una tappa assolutamente necessaria allo sviluppo dell’uomo. Un
genitore che abbia senso critico e che voglia entrare nei dettagli della
pratica vaccinale non ha alcuna possibilità di un serio confronto
scientifico con le ASL, che liquidano il problema nascondendosi dietro
al fatto che la vaccinazione è obbligatoria per legge e che
l’inadempienza è punita.
-
L’anamnesi
personale e familiare del bambino non viene tenuta nella debita
considerazione perché si ritiene che tutta la popolazione debba essere
vaccinata, salvo poche eccezioni contenute in una circolare
ministeriale, ormai ampiamente superata, che risale al 1991. Non è
prevista per esempio l’esenzione per i soggetti allergici, anche se in
alcuni vaccini l’allergia è una controindicazione. Non viene neppure
consultata la letteratura medica, e ci si riferisce a tal proposito alla
circolare del Ministro De Lorenzo.
-
Le
ASL non espongono negli ambulatori – come invece prevede la legge - il
testo della L. 210/92 che prevede un indennizzo in caso di morte o di
danno permanente in seguito a vaccinazione obbligatoria, e tanto meno
informano gli ignari genitori dell’esistenza di tale legge.
Quale vaccino - vigilanza ?
Nel caso che insorga una patologia in
seguito a vaccinazione, la mancanza di informazioni porta il genitore a non
immaginare nemmeno un nesso di causalità tra la vaccinazione e
l’insorgenza della patologia stessa.
Nessun genitore è informato del fatto che una patologia insorta dopo la
vaccinazione deve essere certificata da un medico e segnalata alle ASL.
Quando un bambino si ammala gravemente nel
periodo successivo alla vaccinazione, è estremamente raro che la diagnosi
dei medici contenga riferimenti, anche solo temporali, alla vaccinazione
stessa.
Il danno grave pertanto viene sempre
denunciato in ritardo, mentre il danno "lieve" non viene neppure
segnalato; le procedure per la verifica sono lunghe e complesse, e il
riconoscimento prettamente economico (non nel senso che venga poi
effettivamente erogato un giusto indennizzo) è normalmente oggetto di
lunghi e costosi ricorsi in tribunale che logorano la già difficile vita
dei danneggiati e dei loro familiari. La cura e l’onere economico della
malattia sono completamente a carico della famiglia fino a che si concluda
l’annoso iter burocratico.
Gli stimati professionisti che spesso vengono
chiamati in causa per sostenere, con il loro carisma di esperti, le varie
campagne vaccinali e vantare i benefici dei vaccini, non citano certo a
sostegno della loro innocuità studi scientifici ed epidemiologici
sull’entità delle reazioni avverse. Non li citano per la buona ragione
che tali studi non esistono.
Spesso si verifica il fatto che i
genitori apprendano dalla stampa notizie di bambini danneggiati e si rechino
presso i servizi pubblici per avere ulteriori informazioni. Invece
l’informazione non circola, un danno da vaccini è sempre considerato come
un fatto isolato e circoscritto, e la risposta che i genitori ricevono è
sempre identica: "Nel nostro distretto non si è verificato alcun danno
vaccinale, e noi non ne sappiamo niente".
Il risarcimento del danno da vaccini
è molto complesso. Sono pochi i genitori che si cimentano a farne domanda,
e non senza ragione. Bisogna infatti tenere presente il fatto che nel
bilancio dello Stato i fondi messi a disposizione per gli indennizzi sono
esauriti. Così chi riesce ad ottenere il risarcimento viene pagato con BOT
che il danneggiato potrà riscuotere al raggiungimento della maggiore età
Sembra di essere in pieno Medio Evo:
da una parte si mette sul piedistallo il dogma vaccinale, dall’altra non
si ritiene necessaria una ricerca epidemiologica che verifichi sul campo
quali effetti collaterali si sviluppano nei bambini nei mesi successivi alle
vaccinazioni. In particolare non vengono segnalati i casi di quei bimbi che
contraggono, dopo essere stati vaccinati, proprio le stesse malattie contro
le quali sono stati vaccinati.
Ritardi nei provvedimenti ministeriali
È questo il contesto che permette alla
medicina ufficiale di sostenere che gli effetti collaterali gravi provocati
dai vaccini siano estremamente rari.
Un esempio lo possiamo trovare nell’esposto
del 1997 presentato dal COMILVA al Ministero della Sanità in relazione al
fatto che nei vaccini sono contenute come adiuvanti sostanze tossiche quali
il mercurio e l’alluminio.
Le ASL ed il Ministero non hanno mai risposto concretamente all’esposto ed
hanno sempre minimizzato il problema: i genitori che hanno presentato
l’esposto non si baserebbero su nozioni scientifiche credibili.
Solo nel giugno del 1999, la FDA (Food and Drug Administration) statunitense
ha dichiarato che il mercurio deve al più presto essere eliminato dai
vaccini, e che particolarmente rischiose sono le somministrazioni multiple e
ripetute a breve termine dei vaccini contenenti tale sostanza .
Nell’ottobre del 1999 anche l’EMEA (The
European Agency fot the Evalutation of Medicinal Products) ha lanciato
l’allarme, ribadendo la necessità di eliminare il mercurio dai vaccini;
Con il solito ritardo il Ministro
della Sanità italiano ha pubblicato il 26.10.2000 il decreto n. 251 del
15.6.2000 che prevede l’abolizione di detta sostanza nelle preparazioni
vaccinali.
Iniziative di cittadini
Il COMILVA (che ha sede a Milano) è una
piccola associazione che si batte per la libertà di scelta vaccinale e per
promuovere delle campagne di informazione e ricerca scientifica; si sostiene
unicamente con le quote di adesione di genitori che ritengono opportuno
approfondire la tematica vaccinale.
Il COMILVA è nata intorno agli anni 1985,
quando la legge non consentiva ai bambini non vaccinati la frequenza nelle
scuole, ed era (come tuttora è) diffusa l’ideologia che un bambino non
vaccinato è un rischio per la collettività. Idea assolutamente non
scientifica, perché chi crede nel principio vaccinale è libero di
vaccinarsi e di ritenersi protetto dalle malattie. Un bambino non vaccinato
è un bambino sano e per nessuna ragione può diventare un rischio per la
collettività, come si vuol far credere. Per non dire del fatto che la
scuola è un diritto di tutti.
Nasce in quel periodo il rifiuto della
vaccinazione come fenomeno socialmente significativo, e molti genitori,
considerati i rischi e i benefici, preferirono non mandare i loro figli a
scuola piuttosto che farli vaccinare.
In diverse città questo rifiuto
organizzato portò a iniziative di protesta, che sfociarono nel DPR 355 del
26.1.1999, il quale modificò il regolamento scolastico e permise ai bambini
non vaccinati la frequenza nelle scuole dell’obbligo. Si è poi riusciti
ad estendere gli effetti di questo DPR anche alla scuole materne e agli
asili nido, ma ancora oggi ad alcuni genitori si chiudono le porte degli
asili nido.
Il COMILVA ha proposto numerose campagne con
raccolta di firme per l’abolizione dell’obbligo vaccinale, ed è punto
di riferimento per i genitori che rifiutano questa pratica che prevede oggi
sanzioni di natura pecuniaria e la denuncia al Tribunale dei Minori.
Nessun intervento coatto è previsto dalla
legge, nonostante la minaccia di alcune ASL.
Resta il fatto che il Tribunale dei Minori
interviene considerando la mancata vaccinazione una minaccia alla salute del
minore e, nonostante la legge sulle vaccinazioni non lo preveda, convoca e
condanna i genitori "all’affievolimento della potestà" (non
prevista dal codice) in base agli articoli 333 e seguenti del codice civile
(che prevedono l’intervento dei tribunali in caso di maltrattamenti nei
confronti dei minori).
In pratica si inficia il diritto
costituzionale all’autodeterminazione dei genitori nell’educazione e
nella gestione della salute dei loro figli soltanto perché una legge dello
Stato impone l’obbligo vaccinale.
Il Tribunale dei Minori di Milano, per
esempio, convoca i genitori e invece di affrontare giuridicamente il
problema, utilizza Giudici Onorari che sono medici sostenitori della
vaccinazione e che non prendono in alcuna considerazione le motivazioni
avanzate dai genitori. In tal modo il Tribunale emette provvedimenti che
prescrivono l’effettuazione delle vaccinazioni. Un genitore viene
espropriato della sua libertà di giudizio, e al tempo stesso non viene
disposta nessuna verifica sullo stato di salute del bambino.
È evidente come la decisione del Tribunale
dei Minori non derivi da una scelta giuridica, bensì parta dal presupposto
che l’obbligo previsto da una legge dello Stato debba essere fondato su
una verità infallibile.
In epoche precedenti venivano messi in atto
nei confronti dei genitori anche procedimenti di natura penale: i sindaci
dei vari comuni di residenza emettevano ordinanze e ricorrevano al codice
penale perché i genitori disubbidivano ad un ordine dell’autorità.
Successivamente, grazie ai ricorsi in cassazione, tali procedure sono state
abolite per incostituzionalità..
Purtroppo sono molteplici le iniziative
dell’apparato statale messe in atto per costringere i genitori alla
vaccinazione dei figli. Diversi funzionari diffondono una cattiva
informazione, che arriva fino alla minaccia dell’esecuzione coatta della
vaccinazione, alla denuncia del Tribunale dei Minori ed alla multa, peraltro
senza che ci sia un’informazione corretta (come detto in precedenza) dei
genitori sui rischi e benefici delle vaccinazioni.
In questo scenario il COMILVA insieme ad
altre associazioni si è fatto carico di organizzare ed informare i
genitori. Sono sempre più le persone che informate correttamente dei pro e
contro decidono di non vaccinare i loro figli, e la nostra associazione
costituisce un punto di riferimento organizzato.
La difficoltà di creare un dibattito
pubblico
Approfittiamo di questo convegno per chiedere
anche a voi un aiuto affinché le informazioni sui vaccini possano circolare
e si possa promuovere un vero dibattito sull’argomento. Chiediamo aiuto
perché abbiamo bisogno di raccogliere informazioni scientifiche e
testimonianze sui danni provocati dai vaccini. È triste per un genitore
come me dover parlare di danni dovendoli dimostrare attraverso la dolorosa
esperienza di bambini. Compito principale della medicina è quello di
prevenire prima che curare.
Secondo la scienza ufficiale i vaccini sono
efficaci, ma non viene fatto uno studio comparato su un campione di bambini
vaccinati ed uno sui non vaccinati per comprovarne l’efficacia, si tratta
soltanto di un’ipotesi.
Non si studia quanto tempo dura l’immunità data dal vaccino alle varie
malattie.
Studi sulla sicurezza, la durata dell’immunità e sugli effetti
collaterali sono prerogativa delle case farmaceutiche che hanno tutto
l’interesse a difendere i loro prodotti.
Oggi non esistono enti che promuovano una
ricerca indipendente sui vaccini: i libri pubblicati, i convegni
scientifici, le informazioni utilizzate dalle ASL provengono tutti da quelle
stesse case farmaceutiche che producono i vaccini.
È importante avviare un dibattito sulla
libertà di scelta terapeutica: la salute è un diritto del singolo
cittadino e lo Stato non dovrebbe imporre trattamenti soprattutto se il
soggetto non è nelle condizioni di esprimere la propria volontà.
Purtroppo, considerati i nostri mezzi e le
nostre forze, è difficile fare maggior pubblicità a questa
problematica.
La stampa difficilmente pubblica articoli contro le vaccinazioni, e se li
pubblica li usa al fine di incrementare la pratica vaccinale. Un esempio è
la campagna per l’abolizione del mercurio nelle preparazioni: oggi viene
utilizzata dalle ASL per convincere i genitori a praticare oltre ai 4
vaccini obbligatori anche vaccini facoltativi !
Come si ricordava in precedenza, si propone infatti un vaccino esavalente
senza mercurio che si somministra con un’unica iniezione, mentre si
propongono 3 iniezioni per i vaccini obbligatori che contengono il
mercurio.
È evidente che un genitore disinformato istintivamente sceglie la procedura
meno invasiva per il proprio figlio ossia un’unica iniezione al posto di
tre! Lascio a voi giudicare se quanto messo in atto corrisponda ad una
corretta informazione.
Si obbligano i bambini perché è
molto più complicato obbligare un adulto alla vaccinazione: a nessuno viene
in mente di vaccinare i genitori dei bambini contro il tetano, anche se i
richiami da loro effettuati sono scaduti.
A tal proposito si ricorda il caso
dell’epatite B (l’Italia è l’unico paese europeo a renderla
obbligatoria, grazie all’ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo
– condannato dal Tribunale di Napoli per aver ricevuto 600 milioni dalla
casa produttrice del vaccino): le categorie a rischio (medici ed infermieri)
non sono obbligate, mentre sono obbligati i bambini nel primo anno di
vita che non corrono alcun rischio di ammalarsi. E così i medici sono i
meno vaccinati !
Ogni stato ha la propria legislazione, e per esempio la Francia ha una
normativa completamente differente: l’obbligo vale per le categorie a
rischio, mentre per i bambini la vaccinazione è facoltativa.
Ribadisco qui la necessità di approfondire e
sviluppare il tema della libertà, perché una medicina che obbliga i propri
pazienti ad un trattamento nasconde una profonda debolezza e non credo sia
portatrice di maggior benessere nella collettività.
Bibliografia
+
oltre 1.000 studi sui Danni dei Vaccini
+ altra
Bibliografia sui danni dei vaccini
Oltre ai riferimenti contenuti nel testo si
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Firenze, Demetra (Gruppio Giunti Editoriale).
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